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Gentile psicologo, ho partecipato recentemente ad un incontro...

Gentile psicologo, ho partecipato recentemente ad un incontro per genitori organizzato da un istituto scolastico del Vicentino sul tema dell'educazione dei figli.

Il dirigente scolastico annuncia con entusiasmo l'iniziativa proposta ai genitori in un ciclo di 4 serate, a seguito di un corso di formazione per insegnanti recentemente svoltosi nello stesso istituto, così come in altre scuole del territorio.
I relatori fanno parte di una società privata con sede nel Vicentino che applica la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL), noto metodo già ampliamente utilizzato i numerosi settori professionali e non, per incrementare l'efficacia della comunicazione e gestire al meglio le proprie risorse (memoria, concentrazione ecc).
Si tratta di un metodo riconosciuto ma certo non nuovo e neppure miracolistico.
Ed invece la relatrice si presenta con queste testuali parole: “Io ho una marcia in più, ho una dote speciale" ed inizia a pubblicizzare le sue “capacità". Prosegue dicendo cose valide, seppur trite e ritrite per chi abbia letto anche solo qualche libro sul tema o partecipato a qualche conferenza. Ma non importa, ripetita iuvant.
Ad un certo punto, però, inizia a parlare di disturbi di apprendimento e di dislessia affermando di essere in grado di mettersi in sintonia con il bambino tanto da risolvere il problema al 90-95% dei casi. Aggiunge inoltre che dire “dislessico" significa dire qualcosa di fortemente negativo che richiama disgrazia, disastro, disabile ecc.
Significa quindi etichettare negativamente togliendo ogni chance al bambino.
Siamo alle solite, penso io. Siamo ancora di fronte a persone che negano il riconoscimento della dislessia e le acquisizioni scientifiche internazionali frutto di decenni di ricerche.
Con l'aggravante che queste persone vanno a parlare nelle scuole, agli insegnanti e ai genitori, annunciando di avere la soluzione in tasca.
Ed infatti, a conclusione dell'incontro, viene distribuito, sempre all'interno della scuola, il volantino con i corsi a pagamento organizzati dalla stessa società.
Ciò non prima di aver lasciato a bocca aperta la platea con una vera e propria esibizione di memoria da parte del collega che sfoggia la sua capacità di ricordare una lunga successione di numeri casuali.
La tecnica persuasiva non fa una grinza: prima lo sfoggio verbale delle proprie capacità, poi la dimostrazione ed infine l'invito ad un corso a pagamento. Peccato che molti non sappiano che queste tecniche di memorizzazione non sono una novità, né un'esclusiva di questi signori.
Peccato soprattutto che la scuola non sia in grado di tutelare neppure la corretta informazione rispetto a problematiche, come la dislessia, che coinvolgono il 5% degli alunni e che si presti a dare una platea di genitori, e prima di insegnanti, in pasto a personaggi così poco credibili.
Trovo infatti veramente anomalo che all'interno di un istituto scolastico pubblico venga dato spazio ad una società privata che si pubblicizza con dubbi metodi e soprattutto che, senza alcun titolo, parla di DSA e dislessia millantando successi e attestazioni universitarie.
La dislessia sta diventando un grande business per professionisti alla caccia di clienti, meglio se disperati perché disposti a spendere qualsiasi cifra. Ogni giorno nascono metodi miracolistici per sconfiggerla, privi di ogni fondamento scientifico e non opportunamente testati.
Basta fare un giro su Internet per vederne di tutti i colori: chi la cura con gli apparecchi ortodontici, chi con le immagini, chi con stimoli sonori….ma se si cercano sui rispettivi siti (anche su quello della società in questione) i riferimenti, le ricerche, le attestazioni scientifiche ed istituzionali non si trovano che vaghi ed imprecisi riferimenti. Non risulta che nessuno di questi “maghi" abbia mai dimostrato i risultati oggettivi dei trattamenti tanto decantati come risolutori della dislessia. Nessuno che sia partito da una diagnosi di dislessia per giungere ad una diagnosi di non-dislessia.
La PNL è sicuramente utile nello studio per bambini e ragazzi, probabilmente anche se dislessici.
Ma da qui a spacciarsi per i guaritori della dislessia la strada è lunga, molto lunga. Da qui a dire che la dislessia non deve neanche essere nominata perché si può risolvere con la bacchetta magica il volo è addirittura pindarico.
Certo, gli aspetti emotivi ed anche metodologici incidono fortemente sul rendimento scolastico, anche dei bambini dislessici.
La situazione può migliorare molto se il bambino viene compreso, ascoltato, capito, se gli vengono dati strumenti per affrontare meglio le sue difficoltà, se viene sostenuto nella sua autostima. Anche la PNL, in questo senso, può essere utile?
Potrebbe anche essere ma attenzione: questo non significa sconfiggere la dislessia, come paventato nel corso dell'incontro.
Significa semplicemente, ammesso che sia efficace, contribuire affinché il bambino possa compensare ed anche ridurre la sua difficoltà e soprattutto possa accettare meglio, anche emotivamente, il suo “strano" modo di apprendere.
È quello che, a partire dal riconoscimento delle sue difficoltà, devono fare tutte le persone che ruotano attorno ad un bambino dislessico: i genitori, gli insegnanti, il mondo sanitario.
Non possiamo demandare a nessuno la soluzione del problema, non possiamo delegarlo al mago di turno. Sarebbe bello ma non è così.
Siamo invece tutti coinvolti, genitori e insegnanti in primis, nel farci carico del futuro e del destino di un bambino/ragazzo dislessico. Non servono ricette magiche ma è necessario affrontare la dislessia con competenza, sensibilità ed attenzione, nella sua quotidianità. Per questo è necessario riconoscerla, senza alcun pregiudizio. Non è una malattia da guarire, non è una disabilità da compatire ma è una caratteristica di origine neurobiologica che rende difficili le attività di lettura e scrittura poiché non ne consente l'automatismo.
I bambini dislessici sono infatti intelligenti e capaci di apprendere come i loro compagni, seppur utilizzando metodi diversi. Ed è la didattica che deve adeguarsi alle esigenze del bambino, non viceversa.
Gli strumenti per una corretta informazione sulla dislessia sono oggi a portata di tutti, a partire dalle chiare informazioni disponibili sul sito dell'Associazione Italiana Dislessia, cui fanno capo i massimi esperti del settore. L'incompetenza da parte della scuola su questi aspetti è quindi inammissibile.
Un insegnante non può ignorare e non conoscere i disturbi specifici di apprendimento, come la dislessia, poiché occuparsi di apprendimento è il suo lavoro. Il medico conosce le problematiche relative all'associazione dei farmaci e l'architetto conosce i rischi strutturali di un edificio. Un insegnante invece può non conoscere le problematiche di apprendimento?
La risposta è ovvia ma stride con la realtà dei fatti. Finché nelle scuole si dà, su questo delicato argomento, la parola al primo che passa…
Una mamma di un bambino dislessico di Vicenza

Fonte: Il Giornale di Vicenza (26/10/2009)


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