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Riabilitazione, tanti disagi per i disabili tornati in città

L’associazione italiana fisioterapisti e l’associazione italiana sclerosi multipla (sezione L’Aquila) insieme ad altre associazioni di portatori di handicap denunciano «la grave situazione che si è creata per i disabili in seguito al sisma del 6 aprile».

L’AQUILA. È solo una delle tante segnalazioni di disagio giunte in redazione. «Molti disabili» scrivono le associazioni «sono ritornati in propria città. Che cosa hanno trovato per effettuare la riabilitazione? Praticamente niente in quanto il Centro San Stefar risulta ancora chiuso e la Asl opera in due stanzette presso l’ospedale ed in un map a Collemaggio. Le risposte avute finora dalla Asl sono inadeguate. Si chiede al Commissario Asl, Giancarlo Silveri, la riapertura del Centro San Stefar e il ripristino, al più presto, dei locali del servizio di riabilitazione».

ACCADEMIA BELLE ARTI. L’Accademia di belle Arti non ha avuto danni, ma proprio per questo viene penalizzata. Gran parte degli studenti (604) viaggia e gli allievi non hanno sconti. Molti di loro sono costretti a spendere 250 euro al mese per raggiungere la scuola e non hanno neppure agevolazioni per quanto riguarda i posti letto. Eppure pagano la tassa regionale (azienda per il diritto allo studio) come tutti gli altri universitari senza avere alcun beneficio. Vorremmo capire» dice il direttore Eugenio Carlomagno «le ragioni di questo trattamento».

LA PROTESTA. «Un disabile al 100 per cento ancora in tenda». Nuovo appello in favore di Antonello , il giovane che si trova ancora in una tenda, con la madre, nel campo smantellato di piazza d’Armi dove nella scorsa notte il vento ha quasi divelto tutto. «La sua situazione», spiega la sorella Luciana , «è nota a tutti. Ho girato numerosi uffici per sollecitare l’assegnazione di un alloggio del Piano Case ma non ho avuto risposte. Sarebbe dovuto entrare nel nuovo appartamento a fine mese scorso, ma nulla si è mosso. Eppure tanti sono entrati prima di lui. Mi chiedo quali siano i criteri per dare queste case».

ANZIANI E INTERNET. «Per dimostrare all’Enel che ho una casa inagibile devo andare su Internet. Ma come faccio io, a 75 anni, a usare il computer?». Bruno Tobia , che abitava in una casa E, protesta con l’Enel. «Occupo un magazzino perché ho la casa rotta, ma pago la corrente il doppio. Ho chiesto un adeguamento ma l’Enel pretende una dichiarazione da cercare su Internet. È assurdo».

Fonte: il Centro (04/11/2009)


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