Non basta l'assedio degli abusi dei pass disabili made in Roma...
Non basta l’assedio degli abusi dei pass disabili made in Roma. No, la Capitale deve anche resistere alla massiccia (e in parte misteriosa) invasione di permessi per disabili rilasciati da altri comuni, anche in altre regioni. E pure in questo caso l’abuso è frequente.
ROMA - Un abuso al giorno. Al I gruppo della Polizia Municipale, dove il nucleo Ulisse sta svolgendo controlli a tappeto contro questo lampante esempio di inciviltà, hanno fatto una constatazione. In tre settimane sono emersi 25 casi di pass disabili rilasciati da altri comuni utilizzati indebitamente, illegalmente. Più di uno al giorno. E questi sono solo quelli che sono stati scoperti. La minuscola punta di un enorme iceberg.
Paradiso dei falsari. C’è un altro nodo. I pass disabili romani sono realizzati con tecniche anti contraffazione, con l’ologramma che certifica che non si tratta di un falso. Ma nel resto del paese ogni comune fa repubblica a sé. «E nell’ottanta per cento dei casi - spiega un vigile urbano - si usano dei semplici cartoncini. E allora distinguere la copia dall’originale, il falso dal vero, è un’impresa».
Diritti legittimi. «Va fatta una precisazione - spiegano al I gruppo della Polizia Municipale -: è assolutamente legittimo l’uso di un pass disabili rilasciato da un altro comune d’Italia, ma anche nel resto d’Europa. Però vale la stessa regola che vale in tutto il Paese: la persona disabile deve essere all’interno dell’automobile, il permesso non può essere utilizzato da un parente per farsi una passeggiata o andare al lavoro. Deve trasportare il disabile. Purtroppo, dalle verifiche svolte i casi di abuso sono numerosi».
Dalla Puglia con la fotocopia. Fatti salvi quindi i diritti legittimi di un disabile di un’altra città che per un qualsiasi motivo debba essere accompagnato a Roma, i vigili urbani si trovano a fronteggiare un’invasione sospetta. «Un caso come esempio che abbiamo scoperto l’altro giorno - spiegano al I Gruppo -: un cittadino di Barletta esponeva un permesso non solo scaduto, ma addirittura in fotocopia. Ma abbiamo sorpreso anche un impiegato nel Centro che utilizzava il permesso della parente che risiede nell’hinterland romano senza che la persona disabile fosse all’interno dell’auto. Un altro caso: lo straniero che girava con una fotocopia del permesso della Ue, sperando nell’inesperienza degli agenti accertatori».
Pronto, Comune di Forlimpopoli? Perché è così difficile da contrastare il malcostume dell’utilizzo di un pass disabili di un parente che magari vive in un’altra regione (e Roma l’ha solo vista in cartolina)? Partiamo dagli abusi più banali: il pass scaduto o la persona deceduta. Il vigile urbano che controlla un’auto parcheggiata con un pass disabili sospetto rilasciato mettiamo a Forlimpopoli, deve comunicare con il comando e chiedere ai colleghi di fare una verifica con il comune della cittadina romagnola. A quel punto i vigili di Roma si mettono in contatto con il Comune di Forlimpopoli (o di qualsiasi altra cittadina abbia rilasciato il pass) e chiedono una verifica. Se dall’altra parte del telefono magari la persona che si occupa di questa problematica è impegnata in altre attività, allora i tempi si allungano, si spedisce un fax, si attende una risposta. «Insomma, è un lavoro meticoloso e lungo». Per questo, arginare l’invasione dei pass disabili di altre città, distinguere quelli usati in modo regolare (e quindi nel rispetto di diritti sacrosanti) dagli abusi, è tutt’altro che semplice.
Fonte: Il Messaggero (M.Ev., 08/10/2009)