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Handicap, l'esperienza di Genova come modello

Non esiste al mondo una iniziativa come quella realizzata in alcune scuole genovesi dove c'è una sorta di tempo pieno per bambini disabili gravissimi. Con plurimi e rarissimi handicap, oppure con traumi che li hanno scaraventati nel coma per poi emergerne con tremende ferite. Bimbi che non hanno alcuna autonomia, non parlano né camminano, con una capacità mentale sotto i due anni. Però sorridono, riconoscono, a volte migliorano.

Handicap, l'esperienza di Genova come modello

L'Istituto David Chiossone di Genova

Nel peggiore dei modi vengono definiti "vegetali": ma in queste scuole fiorisce la loro capacità di relazione. In un ampio ambiente colorato - dove i gravissimi vengono seguiti da uno staff di insegnanti, infermieri e operatori sociosanitari per 8 ore al giorno - incontrano, come protagonisti di un momento didattico, i coetanei che lasciano le classi per stare con loro, molte ore al giorno, per stringere legami attraverso una palpebra che vibra, un sorriso che si accenna. Raramente capita che i "normali" si sgomentino per posture contorte, per una piccola bocca che sbava, per una immobilità strana, per i sondini che alimentano. Superano, con la naturalezza che è dei bambini.

E' una esperienza studiata dai pedagogisti di tutto il mondo, con visite di equipe di giapponesi come di scandinavi, di francesi e americani, ma così com'è concepita è rimasta unica al mondo.

Anna Ferretti e Anton Maria Chiossone, due degli insegnanti (con competenze specifiche, anche in psicomotricità) che lavorano al polo dal momento della fondazione, alla metà degli anni 80, ci tengono a ricordare una lezione forse misconosciuta di grande civiltà da parte di Genova che prima ancora della legge sulla integrazione dei disabili, l'aveva già concretizzata, cancellando le scuole speciali. Prima città in Italia. Da questa forte inclinazione, sono nati i poli dei gravissimi. Per quei bambini che altrimenti rimanevano "nascosti"a casa. Dai 6 ai 15 anni, in piccoli gruppi al massimo 8 perché non siano ghetti, 40 in tutta Genova. Bambini di rara infelicità, sono il 2% di tutti i disabili. Eppure in questo posto crescono, migliorano in salute e in comprensione, a tal punto che alcuni di loro vengono inseriti nelle classi.


Anna Ferretti ricorda un autistico particolarmente grave, che urlava sempre. In seguito ha frequentato il liceo classico. Anton Maria Chiossone ricorda quel bambino con il cervello quasi bruciato da una meningite, post-comatoso, che ha ripreso parzialmente a parlare. «Hanno tempi diversi. Se li rispetti, ti danno le risposte che ti aspetti. In ogni bambino c'è la persona. Altro che vegetale» dice Anna Ferretti. «Abbiamo dovuto definire il livello di gravità, era molto importante questo passo. Sia chiaro questo è un polo educativo e non assistenziale o sanitario. Questi sono bambini che sono educabili comunque, qualsiasi sia il livello da cui partono. E con progetti educativi personalizzati, abbiamo dimostrato che, se inseriti in questo modo, si ottengono risultati che non ci sarebbero altrimenti. Migliora anche la sopravvivenza. Comunque vivono meglio» dice Anton Maria Chiossone.

Fonte: Il Secolo XIX (Donata Bonometti, 03/11/2009)

Per consultare il sito dell'Istituto David Chiossone di Genova, clicca qui.


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