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Recup Lazio internalizzato in regione. Coop Capodarco: 2000 posti a rischio

Il presidente Marrazzo intende sostituire il personale della coop sociale che dal 1999 si occupa del servizio con operatori pubblici regionali. Petizione della Capodarco: "Effettuate quasi 20 milioni di prenotazioni sanitarie, ridotte le liste di attesa".

ROMA - "Internalizzare" il servizio regionale del Lazio di prenotazione sanitaria "Recup", sostituendo il personale della cooperativa sociale integrata Capodarco che se ne occupa dal 1999 con operatori pubblici regionali. Il cambiamento dovrebbe compiersi a partire dal 1° giugno e la decisione è stata presa del presidente della Regione Lazio e commissario ad acta per la sanità Piero Marrazzo attraverso un decreto firmato il 2 febbraio scorso. Contro questa insorgono lavoratori e dirigenti della Capodarco: lo fanno con una lettera aperta rivolta a Marrazzo e con una petizione (che si può sottoscrivere sul sito www.capodarco.coop) per quella che considerano "una importante battaglia di civiltà". La lotta è per "evitare che venga mandato nel caos un servizio come il "Recup" e scongiurare la perdita di oltre 2000 posti di lavoro, di cui oltre un terzo costituita da persone disabili e svantaggiate" dicono i promotori dell'appello. Che spiegano: "Il servizio Recup nato nel 1999 per merito della stessa Capodarco, che allora si aggiudicò la gara europea con clausole sociali per la sua realizzazione, è servito in questi anni ad effettuare quasi 20 milioni di prenotazioni sanitarie telefoniche di visite specialistiche ed esami diagnostici, razionalizzando e facilitando l'accesso ai servizi di sanità pubblica regionale con una riduzione drastica delle file agli sportelli e delle liste di attesa. La Capodarco è una cooperativa sociale finalizzata all'inserimento lavorativo di persone disabili e svantaggiate nata nel 1975 e rappresenta una delle prime e più conosciute esperienze di integrazione sociale e lavorativa di persone disabili a livello nazionale ed europeo".
Per questo l'appello rivolto al presidente Marrazzo è di "rivedere" la sua decisione, basata su un "progetto che, oltre a rivelarsi ingiustificato per la qualità e competenza con la quale ci si priva di chi ha sin qui condotto il servizio, risulta a conti fatti antieconomico e irrealistico. La decisione è tanto più grave - continuano i membri della Capodarco - in quanto avviene dopo che per ben due volte si è provveduto a revocare in questi ultimi due anni e mezzo le gare per il rinnovo del servizio e a mettere in discussione l'uso di clausole sociali sulla base della normativa europea, nazionale e regionale. Il decreto del 2 febbraio di Marrazzo costituisce un grave attacco al principio di sussidiarietà sul quale si basa il moderno welfare-community e un segnale inequivocabile di chi sarà costretto a pagare gli effetti della crisi economica, in barba a tutte le ipocrite e scontate dichiarazioni di solidarietà verso i settori più deboli della società".

Fonte: SuperAbile.it (ep, 28/02/2009)


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