«I ciechi vedono meglio di noi»
L'ultimo discorso pubblico. Il 2 febbraio scorso, tre settimane prima della scomparsa, Candido Cannavò era stato il padrino del convegno «Sport, cultura e società, a Rocca di Neto. A richiamarlo nella provincia di Crotone era stata la profonda amicizia con Maria Aiello, non vedente calabrese che esercita a Milano la professione di avvocato, specializzata in diritto sportivo e autrice del libro «Viaggio nello sport attraverso i secoli». Ecco uno stralcio dell'ultimo discorso pubblico del direttore storico della Gazzetta.
«Maria è una straordinaria creatura che è entrata nella mia vita, in un mio libro e anche nel racconto di una sera che vi voglio accennare perché è una delle sere più divertenti della mia vita. C'è a Pavia un ristorante di un certo tono dove ogni mese fanno una cena al buio. Cioè uno va là e diventa cieco, e allora io un giorno telefono a lei e dico: "Maria stasera ti invito a cena!" e lei mi fa: "Come mai, perché?" Io dico: "Tu stai tranquilla, ad una condizione: stasera tu sarai la mia guida." E lei: "Ma perché mi prendi in giro». Come posso essere la tua guida?". "Sì, guarda: se tu devi attraversare una strada di Milano, in pieno centro, via Carducci, ti appoggi al mio braccio e io sono la tua guida. Ma stasera tu sarai la mia guida perché andiamo in un ristorante in cui io sarò cieco". Assaggiare quella condizione, credetemi, è un'esperienza che ci entra dentro, ti fa riflettere su quello che manca a una persona: non avere gli occhi per vedere è qualcosa che manca. Una volta mi hanno dato un premio dall'Associazione Ciechi e mi hanno chiesto: che cosa le hanno insegnato i ciechi? A vedere. Perché noi vediamo con gli occhi e basta, loro sviluppano delle sensibilità, delle potenzialità inimmaginabili. Io sono convinto che un cieco veda: veda con una sensibilità particolare, veda con le mani, veda cultura».
Fonte: La Gazzetta dello Sport (22/03/2009)