Tatto e olfatto per vedere
In preparazione una mostra fotografica che sarà percepibile con una tecnica a rilievo. Museo archeologico. Avviati i primi laboratori didattici per persone con handicap visivi. Il segreto è riuscire a cogliere sfumature che spesso sfuggono a chi ha tutti i cinque sensi.
AOSTA - Il sogno, o piuttosto la tentazione, di chi entra in un museo o visita una mostra sarebbe quello di toccare gli oggetti, vedere da vicino come sono fatti e percepirne la superficie, il rumore e anche l’odore. Questo è permesso al Museo archeologico regionale (Mar), in piazza Roncas ad Aosta, all’interno dei laboratori che vengono proposti lungo l’anno scolastico, ora anche con un’apertura in più verso ciechi ed ipovedenti, grazie ad un accordo tra l’assessorato regionale all’Istruzione e Cultura e la sezione valdostana dell’Unione italiana ciechi, presieduta in Valle da Pier Giorgio Ponsetti.
«Il piacere, la piacevolezza è il filo conduttore dei laboratori, per noi che li conduciamo e fortunatamente anche per i nostri fruitori - spiega Maria Cristina Ronc, responsabile dell’ufficio didattico, che appartiene all’ufficio restauro ed ha sede nel Mar -. Si passa attraverso una percezione dei sensi, e l’imbarazzo è semmai nostro, anche un po’ ipocrita se vogliamo, ad usare il verbo vedere, nel dire “vediamo cosa facciamo oggi al museo”: sono gli stessi ipovedenti o ciechi a buttarla sul ridere, anzi insegnare a noi normodotati a cogliere percezioni e sfumature che noi pensiamo assolutamente assodate e che invece spesso ci sfuggono».
Gli incontri sono cominciati ad aprile e proseguiranno fino all’inizio di giugno, coinvolgendo professionalità diverse, dalle archeologhe Leila Colombo e Cinzia Payn alla restauratrice Katia Gianotti e al musicologo Matteo Cigna, che lavorano già in sintonia nei laboratori didattici dedicati alle scolaresche o al pubblico più adulto. «Ci piace parlare di formazione trasversale - continua Ronc.
Si parte dalla visita al Mar per poi inserire una attenzione particolare per l’ascolto, l’annusare, insomma mettere in campo tutti gli altri sensi oltre alla vista. Si parte quasi sempre da un oggetto, o da una tematica evocativa storica e archeologica, continuando il lavoro nel laboratorio didattico, in epoca preistorica, in epoca romana fino ad arrivare a laboratori trasversali in cui sono coinvolte molte professionalità diverse».
In questa «trasmissione giocosa del sapere» le pietre assumono spessore, si scopre che hanno un odore e un suono, per esempio le pietre focaie per accendere il fuoco; i vasi di coccio diventano oggetti da studiare con le mani, da far suonare cercando un ritmo e a volte da riprodurre. «L’esperienza con l’Unione italiana ciechi è solo di questi ultimi mesi - continua la responsabile dei laboratori didattici -. I ciechi sono per fortuna molto pochi mentre, abbiamo scoperto dal presidente dell’associazione Pier Giorgio Ponsetti, che stanno invece aumentando gli ipovedenti, in modo preoccupante soprattutto tra i giovani».
I laboratori lasceranno il passo da luglio a marzo 2010 alla mostra «Memoria sottotraccia. Segni e forme dell’archeologia». «Stiamo preparando un percorso speciale di visita anche per i non vedenti - anticipa l’assessore Laurent Viérin -, secondo questa formula di apertura culturale completa che abbiamo avviato». Stampe e plastici riprodurranno i tesori archeologici valdostani, ma non solo: «Ci saranno poche scritte in Braille, che a quanto ci par di capire non piace troppo agli ipovedenti - spiega la Ronc -. Cosa forse unica in Italia, riprodurremo in rilievo con un particolare sistema anche le fotografie che costituiscono la mostra, scegliendo tecnologie innovative e continuando a solleticare tutti i sensi, anche per i normodotati».
Fonte: La Stampa (Elena Meynet, 20/05/2009)