Più poteri a regioni e comuni per servizi adeguati ai disabili
Libro bianco. Troppo disomogenei i modelli organizzativi presenti sul territorio nazionale, ma anche gli esempi più efficienti hanno margini di miglioramento: più domiciliarità, diritto al lavoro e allo studio.
ROMA – E’ attraverso un rafforzamento dei poteri delle regioni e degli enti locali che potrà realizzarsi nel nostro paese la disponibilità di servizi adeguati per favorire la piena partecipazione sociale delle persone con disabilità, ad iniziare dagli aspetti dell’educazione, dell’apprendimento continuo, della mobilità, della promozione di progetti di vita indipendente e del mantenimento delle autonomie personali. E’ la strada indicata dal Libro bianco sul Welfare nella parte dedicata alle persone disabili. Le politiche di integrazione – afferma il testo - devono assicurare “il raccordo e il coinvolgimento dei servizi sanitari e sociali nel sostegno alla persona e alla famiglia” attivando, nei diversi momenti e nelle diverse situazioni, “forme di affiancamento ai compiti di assistenza e servizi di sollievo”.
La situazione attuale sconta la profonda disomogeneità dei modelli organizzativi presenti nel territorio nazionale, che ancora una volta contrappone il nord al sud del paese: nei territori più efficienti – afferma il Libro bianco – “si è sviluppato un sistema di servizi integrati, accessibili e longitudinali che si propongono di assicurare alle persone con disabilità i livelli essenziali di diagnosi, cura, riabilitazione e che cercano di rendere effettivi il diritto allo studio e al lavoro e, con essi, la partecipazione alla vita sociale”. Questi sistemi non sono immuni da critiche, che in particolare riguardano secondo il ministero del Welfare “la settorializzazione e la parcellizzazione degli interventi e la necessità di incrementare la qualità degli interventi domiciliari e di quelli residenziali”, garantendo peraltro la sostenibilità dei relativi costi.
“Si impone – è specificato nel documento - una programmazione chiara e uniforme, che riaffermi la necessità di attivare la promozione della salute mentale nelle varie fasi del ciclo vitale (adolescenza, età giovanile, adulta, anziana), favorendo l’integrazione funzionale tra servizi a patologia limitrofa (tossicodipendenza, disabilità, disturbi cognitivi in età senile), i miglioramenti organizzativi tesi ad affrontare le patologie emergenti (disturbi del comportamento alimentare, disturbi della personalità), i percorsi differenziati per tipo di patologia, la nuova cronicità e il bisogno di lungoassistenza”. Un aiuto fondamentale in questo cammino sarà dato dall’impiego delle nuove tecnologie che consentono di compensare ampiamente la condizione di svantaggio, soprattutto quando essa ha caratteristiche di tipo fisico: in questo contesto per gli autori del Libro bianco “il fascicolo elettronico personale e l’integrazione dei servizi per il lavoro, indifferentemente pubblici e privati, saranno due strumenti fondamentali per sostenere le persone disabili”.
Fonte: Redattore Sociale (ska, 06/05/2009)