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Arriva il navigatore satellitare per disabili

Si chiama ''Nadia'' il progetto dell'Agenzia spaziale italiana per le persone non vedenti e in sedia a ruote. Segnala i percorsi accessibili sia per strada sia all'interno di una struttura.

ROMA - Una specie di navigatore satellitare per aiutare le persone disabili a superare gli ostacoli che possono spuntare lungo il tragitto, sia all’interno di un palazzo sia per strada. Si chiama “Nadia” (Navigation for disability applications), ed è un progetto promosso e finanziato dall’Agenzia spaziale italiana per le persone non vedenti e in sedia a ruote. Realizzato in collaborazione con il centro ausili dell’Aias di Bologna, la Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap), il Dipartimento di ingegneria dell’informazione dell’Università di Pisa e alcune società operanti nel campo dell’informatica e della telematica, il progetto sfrutta le tecnologie Gps per localizzare le barriere architettoniche suggerendo quindi i percorsi più accessibili. Presentato in anteprima a Handimatica 2008, la mostra-convegno sulle tecnologie al servizio delle disabilità che si è tenuta a fine novembre a Bologna, oggi “Nadia” è stato testato a Roma.

“L’obiettivo del progetto è quello di fare in modo che gli spostamenti delle persone disabili o anziane avvengano in tutta autonomia e sicurezza – dice Massimiliano Malavasi dell’ausilioteca dell’Aias di Bologna –, al fine ultimo di migliorare le loro possibilità di vita indipendente. E la presentazione ufficiale dei due prototipi ha cercato di dimostrare proprio questo”. Infatti, “oltre a essere una sorta di Tom Tom per persone disabili, 'Nadia’ è in grado anche di segnalare la posizione del singolo in caso di pericolo, malessere o incidente stradale, dando la possibilità di avvertire i soccorsi”.

Ma come funziona “Nadia”? Quando l’applicazione sarà disponibile sul mercato, “le persone in carrozzina o non vedenti potranno collegarsi, tramite il proprio navigatore satellitare, a uno dei tanti centri servizi dedicati – e qui sta la particolarità – per pianificare qualsiasi itinerario: da come muoversi all’interno dell’università a come spostarsi in un parco accessibile o in città”, spiega l’ingegnere Malavasi. I vari centri servizi attingeranno quindi dal Centro unico di elaborazione dati tutti gli elementi utili per la navigazione e la cartografia della zona aggiungendo poi le informazioni mancanti, come ad esempio la segnalazione di barriere architettoniche o di tragitti accessibili. Il sistema sarà quindi in grado di suggerire il percorso più agevole garantendo – altra particolarità – la continuità di movimento fra gli ambienti esterni e quelli interni.

“Nadia” parte dalle specifiche esigenze di ogni persona. I navigatori terminali sono individuali, adattati ai diversi tipi di disabiltà e hanno interfacce facilitate che sfruttano canali visivi, sonori e tattili. I terminali ricevono sia i segnali satellitari messi a disposizione dal Centro unico di elaborazione (grazie ai satelliti Egnos e Galileo) sia le informazioni provenienti dai vari centri servizi dedicati – che possono essere singole organizzazioni, enti locali, pubbliche amministrazioni, parchi accessibili o altro – e che forniscono informazioni specifiche per le differenti forme di disabilità. Ma chi utilizza “Nadia” ha inoltre un ruolo attivo nella segnalazione di eventuali barriere architettoniche o altri ostacoli non previsti sul percorso, mettendo in comune queste informazioni a vantaggio di tutti.

Per informazioni: www.nadia-project.eu.

Fonte: Redattore Sociale (mt, 04/05/2009)


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