La penna di Alice contro i pregiudizi
Nel 2006 ha vinto il premio di scrittura dell’Aias in memoria di Giuseppe Pontiggia. In occasione della terza edizione del concorso, Alice Greco racconta la sua vita alle prese con stereotipi e barriere architettoniche.
BOLOGNA - Scrittrice per gioco, interprete come sogno, una vita ricca di esperienze nonostante i suoi 19 anni e una malattia invalidante, la distrofia muscolare, che le fa compagnia dalla nascita. Alice Greco, bolognese ma sei anni li ha vissuti in Marocco, è l’ultima vincitrice del concorso che l’Aias (Associazione italiana assistenza spastici) di Bologna organizza ogni anno in ricordo dello scrittore Giuseppe Pontiggia, l’autore di “Due vite”, libro da cui è stato tratto anche il film “Le chiavi di casa” con Kim Rossi Stuart. Un premio ricevuto quasi per scherzo, comunque quando nessuno se lo aspettava e grazie all’intuito della ragazza che l’aiuta nelle sue faccende quotidiane. E’ stata proprio lei a convincerla: “E’ iniziato tutto per gioco – racconta Alice –. Abitavo ancora con i miei nonni, e scrivevo poesie un po’ sdolcinate, di quelle fatte in rima. Un giorno la mia famiglia ha insistito, incoraggiandomi per farle leggere alla mia educatrice. Le sono piaciute moltissimo e allora mi ha informato a proposito di questo concorso, spingendomi a partecipare. L’intervista che ho scritto è stata ispirata dalle domande che la gente mi faceva per caso, e racconta un po’ della mia vita. In quel periodo mi capitava spesso che andando con gli amici in qualche locale, il barista si rivolgesse solo a loro, come se io non potessi parlare. Diventavo come una cliente “invisibile”. All’inizio ero più timida, stavo zitta e li lasciavo fare: ora invece intervengo con più grinta, rispondo io alle domande e spesso mi capita anche che le mie amiche insistano affinché vada io a ordinare, senza di loro”.
Alice parla con il sorriso sulle labbra, e aggiunge: “Il momento che mi è piaciuto di più di questa iniziativa, oltre alla scrittura e alla creazione del testo, è stato quando durante la premiazione qualcuno ha letto il mio racconto, interpretandolo, e io mi sono emozionata ad ascoltarlo mentre lo leggevano ad alta voce”. Arrivato alla terza edizione, il tema di quest’anno del concorso promosso dall’Aias sarà, prendendo in prestito una frase di Pontiggia, “possiamo immaginare tante vite ma non rinunciare alla nostra” (http://www.aiasbo.it/iniziative/attivita_culturali.html). La scadenza per compilare la domanda di partecipazione è il 30 settembre 2009 e i vincitori che si classificheranno al primo posto, sia nella categoria di narrativa che in quella di poesia, riceveranno un premio di 500 euro.
Alice a soli 5 anni si spostava già sulla sedia a ruote. Sua sorella Francesca, più grande di due anni, studia giurisprudenza; hanno un buon rapporto, con gli alti e bassi tipici fra sorelle. Ma l’infanzia, Alice, l’ha passata in nord Africa al seguito della famiglia visto che suo padre, ora funzionario della questura di Imola, in provincia di Bologna, lavorava all’ambasciata italiana in Marocco. Ha avuto così l’opportunità di imparare il francese e l’arabo, che le sono rimaste nel cuore. Ora, infatti, studia lingue a Bologna, il suo grande sogno: “Sono sempre stata fissata con le lingue, fin da quando ero piccola – continua Alice –. Riprendere a studiare il francese e l’arabo era un mio grande desiderio, che ora ho la possibilità di realizzare. Volevo ricominciare a parlare questi idiomi con cui sono cresciuta e che ho imparato da bambina”.
Alice sa di essere speciale, di aver vissuto un’infanzia più difficile di quella dei suoi coetanei ma ne parla con disinvoltura, lasciando che i suoi grandi occhi verdi facciano il resto: “Ho vissuto appieno la mia vita. So di avere avuto un’infanzia diversa dagli altri, sia fisicamente che per le esperienze che ho fatto, ma sono felice al ricordo di quel periodo, per me è stato molto bello.”
Alice oggi vive Bologna in un grande appartamento, assieme alla mamma, a sua sorella Francesca e un gatto bianco molto diffidente. Quarto piano di un palazzo appena fuori porta, dove le barriere architettoniche fanno parte della sua quotidianità, aspettandola già all’uscita da casa: l’ascensore, ad esempio, è troppo piccolo e non le permette di usare una carrozzina più grande e comoda di quella su cui è costretta a viaggiare. “Le barriere architettoniche sono per me una lotta continua. Ad esempio la scelta dell’università è stata una decisione ponderata e studiata a fondo: mi sono iscritta in ritardo perché volevo essere sicura che non ci fossero troppe difficoltà di accesso e che potessi usare i mezzi di trasporto per raggiungere le sedi delle lezioni. Per fortuna è facile accedere alle strutture, ma il problema è che i corsi sono distribuiti in tre differenti sedi e per me è molto difficile spostarmi. Purtroppo, quest’anno ho potuto frequentare solo due corsi”. Anche alle superiori, al liceo di scienze sociali “Laura Bassi” di via S. Isaia, a Bologna, Alice ha dovuto affrontare molti problemi: “ Alcune aule erano inaccessibili, insieme all’aula magna e alla segreteria. Per entrarvi bisognava infatti salire degli scalini, ma per fortuna tutto si è risolto quando hanno messo un montascale”. Forse non è un caso che ultimamente, assieme alla Uildm, l’associazione che combatte la distrofia muscolare, Alice sta anche lavorando ad un progetto per il superamento delle barriere architettoniche all’università, soprattutto nei luoghi di studio e di socializzazione. Alice ha vinto il premio speciale della giuria under 25 del concorso “Giuseppe Pontiggia”, nell’edizione del 2006 (http://www.aiasbo.it/download/LIBRO_concorso-letterario-2007.pdf), scrivendo un’intervista inventata, ambientata nel 2016.
Fonte: Redattore Sociale (Angela Testa, 01/07/2009)