Lazio, tagli alla riabilitazione. La Comunità di Capodarco chiude i servizi
Dal prossimo 2 febbraio la comunità di Roma non sarà più in grado di garantire le prestazioni e sarà costretta a mettere in mobilità il personale sanitario. Critiche nel merito e nel metodo dal presidente don Albanesi: “Tagli indiscriminati”. Sul banco d’accusa la Regione Lazio.
ROMA - Dal prossimo 2 febbraio la Comunità di Capodarco di Roma non sarà più in grado di garantire le prestazioni di riabilitazione e sarà costretta a mettere in mobilità il personale sanitario. Una decisione obbligata, spiega il presidente Vinico Albanesi, dopo il taglio pesantissimo deciso dalla regione Lazio alle prestazioni essenziali per gli invalidi gravi (ex art. 26, legge 883/78). Critiche sul merito e sul metodo. "Non siamo stati consultati. - sottolinea don Albanesi - Anzi, il 9 gennaio siamo stati costretti a firmare la nuova convenzione. Quindi ora non abbiamo altra scelta".
Nella sostanza il taglio dell'8% previsto dalla giunta del Lazio si rivela ben più pesante per la Comunità di Capodarco. "I tagli sono stati contabilizzati sul budget del 2006 non tenendo conto delle quote extra-budget già concordate: solo questo porta la riduzione delle risorse per la nostra comunità al 18%. E ancora non basta: attualmente il rimborso delle prestazioni è fermo al 2001, mentre i contratti nazionali dei dipendenti, che siamo obbligati a rispettare, hanno già subito due scatti di aumento, circa il 10% in più".
In queste condizioni la Comunità di Capodarco si vede costretta a chiudere alcuni servizi e ridurre le prestazioni fin qui garantite. Don Albanesi parla di tagli indiscriminati: "Tagliare in questo modo significa lasciare persone per strada. Se si tagliano posti letto in un ospedale, ci si può rivolgere ad un altro ospedale. Ma queste persone non hanno alternative. Chi oggi è in carico alla Comunità, domani non avrà più servizi. Una sofferenza ulteriore per tante famiglie già provate, per genitori che, invecchiando, sentono tutta la responsabilità di assicurare una vita serena ai propri figli". Peserà, infine, anche la ricaduta che si avrà sull'occupazione. "Sarà necessario mettere in mobilità terapisti e personale sanitario", conclude don Albanesi.
Fonte: SuperAbile.it (16/01/2009)