Roma, la denuncia: "Cooperative sociali fuorilegge". La replica: "Una forzatura"
Un'inchiesta di ReteSole accusa le cooperative sociali alle quali il Comune di Roma appalta l'assistenza domiciliare di disabili e anziani di non rispettare le norme che le obbligano ad impiegare il personale con contratto collettivo nazionale. Il Campidoglio: "Controlleremo". La reazione di Legacoop Lazio: "Una forzatura".
ROMA - Un'inchiesta che fa discutere quella realizzata da Francesco Palese per il suo programma in onda sull'emittente Retesole, "L'Altra Inchiesta". Secondo l'emittente, a Roma le cooperative sociali cui il Comune appalta l'assistenza domiciliare non rispetterebbero le delibere comunali che obbligano dette aziende ad assunzioni consone a quanto stabilito dai Contratti nazionali collettivi di lavoro. Contratti "a progetto" o di collaborazione, senza previdenza, assistenza e assicurazione, è quanto emerge invece dal servizio in oggetto.
L'INCHIESTA - Dalla testimonianza di un ex socio di una cooperativa di assistenza alla persona, Francesco Palese scava nella realtà delle cooperative romane, registrando telefonate in cui, fingendosi un operatore Osa in cerca di occupazione, riceve solo proposte di collaborazione "a progetto". "Mentre il Comune di Roma - spiega Palese - paga a queste cooperative 19 euro e 32 centesimi (compresa l'iva al 4%) per ogni ora di assistenza prestata, a finire nelle tasche degli assistenti sono, nei migliori dei casi, 7 euro all'ora, con contratti a progetto e collaborazioni. Questa usanza è molto diffusa e a pagarne le spese sono molti dei circa 5mila operatori sociali attivi su Roma. Eppure, la deliberazione comunale n. 135 del 2000 ordina a queste cooperative il rispetto dei Contratti collettivi nazionali di lavoro e ogni obbligo in materia previdenziale, assistenziale, ed assicurativa".
"In base alla deliberazione numero 135 del 2000 e alla deliberazione 90 del 2005, - ha dichiarato Palese - spetterebbe al Comune di Roma controllare periodicamente il rispetto dei requisiti per poter svolgere questo servizio. Controlli semestrali a cura della Commissione Tecnica istituita presso il V Dipartimento. In assenza del rispetto delle normative in materia di lavoro è prevista la revoca immediata dei rapporti contrattuali con il Comune e la cancellazione dal Ruc (Registro unico cittadino di accreditamento). Come tutto questo sia potuto accadere resta un mistero."
IL CAMPIDOGLIO - Immediata è stata la reazione del Campidoglio che, in un comunicato stampa a firma dell'assessore alle politiche Sociali, Sveva Belviso, ha chiarito il lavoro di monitoraggio e controllo che è stato avviato in questi mesi con le principali Centrali cooperative. "Il nuovo piano regolatore sociale del Comune di Roma - ha dichiarato in una nota del 10 febbraio - prevede il rafforzamento delle attività di controllo e monitoraggio dei servizi forniti all'Amministrazione comunale dalle cooperative sociali affidatarie. In questo senso, la Direzione del Dipartimento V ha già avviato un tavolo tecnico con le tre più importanti centrali cooperative con l'obiettivo di rimodulare il sistema dell'accreditamento degli organismi che operano per i servizi alla persona ed effettuare le verifiche delle attività svolte".
"Anche io - ha concluso la Belviso - ho avuto diverse segnalazioni da parte di lavoratori di queste cooperative. Voglio invitare queste persone a inviarmi la loro busta paga, provvederemo a rimuovere le cooperative che non rispettano la legge dall'elenco dei soggetti accreditati al Campidoglio. Dico a queste persone che non devono avere nessun timore a fare ciò. In effetti moltissimi di questi lavoratori sono sfruttati e le cooperative a volte aumentano la fragilità delle persone che dovrebbero assistere la fragilità".
IL MONDO COOPERATIVO - Reazioni anche dal mondo della cooperazione sociale. A parlare a mezzo di un comunicato stampa è Pino Buongiorno, responsabile del dipartimento Welfare di Legacoop Lazio, che non esista a definire "forzato" il servizio mandato in onda su Retesole. "Il servizio dal titolo ‘Cooperative losche' mandato in onda da Retesole, lascia non poche perplessità - si legge nel comunicato stampa - nello spettatore che ne prende visione. Nell'inchiesta si incrociano fatti e notizie in una forma tale che non rispetta nessun rigore giornalistico. Infatti se da una parte si citano delibere, atti e dati ufficiali che riportano i costi e le tariffe dei servizi sociali, dall'altra si monta un servizio basato su telefonate ad ignoti che testimonierebbero l'uso losco di quei soldi sottopagando gli operatori".
Ma le perplessità di Legacoop Lazio sono anche altre. "Chi c'è - si chiede l'organizzazione - dall'altra parte della cornetta? Una cooperativa accreditata? Una cooperativa spuria? Una associazione? Un attore? Allo spettatore non è dato saperlo. Su questo montaggio Retesole vorrebbe fare un processo alla cooperazione sociale? Mi pare un po' forzato". Nel ribadire l'estraneità delle proprie cooperative a queste pratiche, la Lega delle cooperative del Lazio ribadisce un dato: "le nostre associate rispettano il Ccnl".
"Abbiamo sempre lavorato - conclude il comunicato stampa - di concerto con l'amministrazione comunale per rendere sempre più efficiente i servizi e nello stesso tempo i controlli. E' di questi giorni la notizia della costituzione di un tavolo tecnico paritetico per il monitoraggio dei servizi. Del resto decenni di attività sociale testimoniano l'impegno delle nostre cooperative nella costruzione e gestione dei servizi a Roma. Non basteranno voci anonime dietro una cornetta a screditare questo patrimonio".
Fonte: SuperAbile.it (14/02/2009)