Mary e Graziella: "La nostra vita a ostacoli per entrare nel mondo degli adulti"
Vivono nella Casa dello studente di Via de Lollis a Roma, ma sognano un appartamento tutto loro. Continuano ad accumulare titoli di studio e competenze, ma in realtà vorrebbero un lavoro. Storia di due studentesse che non riescono a diventare indipendenti. Nonostante tutti gli sforzi possibili.
ROMA - Sapevano che la vita universitaria avrebbe riservato loro delle sorprese, ma non credevano che sarebbero rimaste relegate dentro le mura ormai familiari della Casa dello studente, a un tiro di schioppo dalla città universitaria. È la storia di Mary Calvi e Graziella Saverino, due studentesse fuori sede di 28 anni che, insieme a una decina di loro colleghi, pur avendo perso da un pezzo i requisiti necessari, continuano a vivere nello studentato di Via de Lollis. E non perché non abbiano la possibilità o il coraggio di spiccare il volo ed entrare ad armi pari nel mondo degli adulti, ma perché fuori non c'è nessuno che sia disposto ad affittare loro un appartamento, e nemmeno una stanza in una casa con altri studenti. Il fatto è che Mary e Graziella sono due ragazze disabili, affette da una sindrome che le rende entrambe persone fuori dal comune: Mary soffre di osteogenesi imperfetta, Graziella di paraparesi spastica. Insomma due patologie che costringono chi ne viene colpito a una vita piena di accorgimenti e di cautele, ma che non impediscono alle due studentesse fuori sede di vivere in un modo non troppo diverso da quello delle loro coetanee. E soprattutto di condividere i sogni, i progetti e le ansie di una qualsiasi persona della loro età. A cominciare dai due obiettivi fondamentali che si pone qualsiasi studente, e quelli fuori sede in particolar modo, alla fine del proprio percorso universitario: trovare una casa e trovare un lavoro.
"Per due anni ho cercato una stanza in affitto in un appartamento con altre ragazze - racconta Graziella. - Ma non c'è stato niente da fare. La risposta era sempre la stessa: ‘ti faremo sapere', e poi non si faceva mai vivo nessuno". Nei primi tempi Graziella cercava casa attraverso le inserzioni nelle bacheche universitarie, poi, non ottenendo risultati, si è rivolta alle agenzie immobiliari. Ma la storia era sempre la stessa: a lei una stanza non voleva affittarla nessuno. Ride Graziella mentre racconta del suo pellegrinaggio da un appartamento all'altro alla ricerca del tanto agognato alloggio, e sembra impossibile che nessuno l'abbia scelta come coinquilina. "Neanche mio padre voleva crederci - continua. - Diceva: ‘sei tu che non capisci, sei tu che ti offendi'. Alla fine è venuto dalla Calabria per darmi una mano. Avevamo trovato una sistemazione e dovevamo solo firmare il contratto, ma quando la proprietaria dell'appartamento mi ha visto, ha esclamato: ‘Per carità non possiamo affittare a una persona con un problema così grande come il suo'. Ha detto queste parole davanti a mio padre, che si è arrabbiato e le ha risposto: ‘Signora mi sembra che il problema grande ce l'abbia lei'".
Mary ha scelto una strada diversa, ma alla fine il risultato è stato lo stesso. "Avevo deciso di cercare non una stanza, ma un piccolo appartamento da dividere con un mio amico, anche lui disabile", spiega. "Non abbiamo trovato niente. Credo che i proprietari abbiano paura che affittando una casa a una persona con disabilità non riescano più a mandarla via". I tentativi di Mimmo, l'amico di Mary, di trovare una casa sono stati documentati da un'inchiesta di Rete Sole, che nei mesi scorsi è diventata un piccolo caso. Il servizio racconta l'impossibilità di affittare un appartamento per una persona disabile attraverso una telecamera nascosta, che registra la differenza di trattamento che gli agenti immobiliari riservano a un disabile rispetto a un cosiddetto normodotato. Quando Mimmo entra nelle diverse agenzie, gli appartamenti che erano stati proposti solo un attimo prima al giornalista di Rete Sole, svaniscono improvvisamente nel nulla. "Mi dispiace non abbiamo nulla" dicono invariabilmente gli agenti con aria desolata. "Ripassa tra un po'", non dimenticano mai di aggiungere quando Mimmo ha ormai imboccato la porta.
"Le abbiamo provate tutte - dice Mary -. In questi anni ho scritto decine e decine di lettere a tutti i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, ma ancora non c'è stato niente da fare. Ma noi non ci scoraggiamo e andiamo avanti, sperando di poter accedere alle case popolari o di trovare una soluzione comunque soddisfacente". Insomma, la cosa certa è che vogliono lasciare la Casa dello studente il più presto possibile sia per non correre il rischio di occupare il posto che spetterebbe ad altri studenti, sia perché quella fase della vita è ormai finita e non vedono l'ora cominciare una vita veramente da adulte. Con un avvertimento: non sono disposte ad accettare qualunque proposta. "A un certo punto si profilata la possibilità che ci portassero tutti in un'unica struttura - dice Mary. - Ma io non voglio entrare nella Casa del Grande Disabile". Una soluzione che le due studentesse non vogliono neanche prendere in considerazione. "Vogliono metterci tutti insieme? Questa non è integrazione - precisa Graziella. - Noi vogliamo una vita normale, non vogliamo essere chiuse in comunità".
Fonte: SuperAbile.it (Antonella Patete,18/02/2009)