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Io, insegnante di sostegno senza lavoro

Pubblichiamo la lettera inviata a “La Repubblica” da un insegnante di sostegno “congedata” perché la scuola si è trovata nell´impossibilità di corrispondere gli stipendi al personale supplente.

BARI - Ieri è stato il mio ultimo giorno di lavoro come insegnante di sostegno presso una scuola media statale della provincia. Il mio contratto, come supplente «sorteggiato» dalla graduatoria d´istituto, prevedeva la riconferma ogni mese. La settimana scorsa dopo 4 mesi sono stato congedato non perché sia tornata in servizio la docente titolare, ma perché la scuola, a causa dei tempi e delle modalità repentine decise dal solerte ministro, si è trovata nell´impossibilità di corrispondere gli stipendi al personale supplente nei mesi a venire. Ne consegue che: un insegnante specializzato anche in presenza di una necessità didattica interna rimane senza lavoro solo per le dissennate misure politiche ed economiche della riforma Gelmini; un alunno diversamente abile e una classe intera con lui, vengono privati della possibilità di esercitare un diritto costituzionale; il lavoro fin qui svolto andrà inevitabilmente perso nel disorganico avvicendamento che più docenti saranno chiamati a svolgere.
La vicenda, comune a tanti precari ma non per questo meno scandalosa, assume contorni ancor più preoccupanti, in ragione della specificità e gravità dell´handicap dell´alunno da me seguito, proveniente tra l´altro da una condizione di grave disagio familiare che certo non mitigherà le conseguenze di tale brusca privazione. Un perverso concorso di fattori che renderanno ancor più ardua l´auspicata integrazione dell´alunno nel tessuto scolastico, svilito ormai da sistemica incertezza e fiaccato dal pressapochismo. La scuola in questione è situata in un quartiere periferico marcatamente segnato da squilibri economici e disagi sociali, interessato da consistenti fenomeni di microcriminalità che vedono precettati soprattutto minorenni e pre-adolescenti. E il corpo docente è spesso l´unico «organismo» di contrasto.

Francesco Vallone

Fonte: La Repubblica – Bari (10/02/2009)


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