«Io, disabile in lotta con l'assurda burocrazia»
Dal 1999 per un incidente stradale sono in sedia a rotelle. E mi sono imbattuta in enormi difficoltà, scontrandomi ogni giorno con la disorganizzazione delle strutture pubbliche, ma soprattutto con assurdi iter burocratici.
ROMA. Solo come esempio cito due episodi: a fine ottobre 2008 il Comune mi invita al Dipartimento IX Ufficio Legge 13/89 per la pratica sui lavori eseguiti a casa mia nel 2004 contro le barriere architettoniche. Alla sede di viale Civiltà del Lavoro i pochi parcheggi per disabili sono occupati. Per fortuna sono accompagnata e dopo un bel po' troviamo un parcheggio abbastanza ampio da farmi scendere. Ma in sede c'è da affrontare una lunga scalinata, e pur essendoci il servoscala non c'è nessuno che possa farlo funzionare. Il mio accompagnatore va alla disperata ricerca di aiuto. Dopo mezz'ora ecco un impiegato: il servoscala è fuori uso da tempo, ma c'è l'entrata laterale con lo scivolo. Anche qui però, c'è una serie di scalini, affrontati con il mio accompagnatore e l'addetto. Dopo circa un'ora riesco ed entrare.
Mi chiedo, e chiedo ai nostri governanti, è normale che solo per entrare in un pubblico ufficio debba impiegare un'ora? L'altro episodio riguarda l'iter per ottenere un seggiolino da doccia. Il mio (acquistato a spese mie) si è rotto. Vengo a sapere che rientra fra i materiali che la Asl fornisce gratis. Ma ecco l'iter: prima il medico di base, per la richiesta della visita dello specialista Asl (per me l'ortopedico). Che dovrebbe recarsi al domicilio del disabile e prescrivere l'ausilio. Poi l'Ufficio Invalidi che dovrebbe autorizzare la prescrizione e trasmettere la richiesta alla Sanitaria che ha l'esclusiva per la fornitura degli ausili. Ottengo la richiesta dal mio medico, poi chiamo il Centro Assistenza Domiciliare (Circonvallazione Appia) per prenotare la visita ortopedica, ma è tutto esaurito fino a fine gennaio. Decido di andare alla Asl di via Acquadonzella per la visita. Anche qui occorre prenotare e scopro che da mesi il disabile non può più recarvisi di persona ed essere visitato. Mi viene indicato un altro Cad in via Apulia, ma bisogna aspettare un mese. E intanto dove e come mi lavo? Fino ad un anno fa l'iter per ottenere i materiali dalla Asl era molto più agevole per il disabile. Che con un budget di spesa determinato e sempre previa autorizzazione della sua Asl, sceglieva una Sanitaria di fiducia cui rivolgersi per gli ausili. Dal 1 gennaio '08 la mia Asl, la RmC, gestisce direttamente le forniture di ausili ai disabili, avendone dato in appalto la fornitura a varie sanitarie fra cui una del Sud Italia, imponendo di fatto al richiedente di servirsi dei materiali (spesso scadenti) di queste sanitarie e limitando, anzi escludendo del tutto, la libertà dell'individuo. Invece di semplificare le procedure, siamo di fronte a sistemi sempre più complicati che incidono negativamente sulla vita del disabile e dei suoi familiari.
C'è da indignarsi, ma a pochi sembra importare davvero...
Marcella Moscardelli
Fonte: Il Corriere della Sera (12/02/2009)