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Terremoto, l'esperienza di Capodarco: per i disabili sfollati interventi specifici e non provvisori

L'invito della Comunità di Capodarco a fare attenzione alle persone con disabilità e alle loro necessità in contesti d'emergenza come quello del terremoto in Abruzzo. Don Albanesi: "occorrono interventi rapidi e duraturi. Per i disabili mentali mai disgiungere gli operatori dai propri assistiti".

Terremoto, l'esperienza di Capodarco: per i disabili sfollati interventi specifici e non provvisori

don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco

ROMA - I disabili fisici e mentali in casi di emergenze hanno bisogno di interventi specifici, di strutture transitorie in cui siano accompagnati dai propri operatori e non di aiuti provvisori. È quanto sostiene don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco. "Sia per quanto riguarda la disabilità fisica, che mentale - spiega Albanesi -, secondo la nostra esperienza maturata dopo il terremoto del '97 a Fabriano, l'unica cosa da fare è trovare una struttura anche distante dai luoghi originari, adattarla in tempi rapidi soprattutto per quanto riguarda i bagni e le barriere architettoniche e trasferire tutto il gruppo sia dei disabili, che degli operatori".

In contesti d'emergenza, le persone disabili hanno bisogno di particolare attenzione e di interventi mirati. Oltre ai bisogni legati alle strutture, come per i bagni, per i disabili mentali è fondamentale non allontanarli dai propri operatori. E' indispensabile, infatti, non rompere relazioni create attraverso percorsi duraturi. "La persona disabile - continua Albanesi - non è in grado di adattarsi all'emergenza, nel senso che non può avere operatori diversi da quelli che ha avuto durante gli anni, perché questo potrebbe creare grossi problemi di smarrimento. Non bisogna mai disgiungere gli operatori dai propri assistiti, per quel che riguarda la disabilità mentale i riferimenti personali sono indispensabili". Impensabili gli interventi di tipo provvisorio, come per le persone sane. La ricostruzione, infatti, potrebbe durare a lungo e nel caso di interventi provvisori questi potrebbero portare ad una regressione nel percorso intrapreso dalla persona disabile. A Fabriano, prima che i disabili potessero tornare nella struttura danneggiata dal terremoto ci sono voluti circa otto anni. "Occorre limitare al minimo lo stress da cambio di abitudini e ambiente - spiega Albanesi -. Se il gruppo rimane coeso anche le difficoltà esterne, ambientali e strutturali si sopportano. Già il trasloco è uno stress, se poi diventa provvisorio e seguito da altri spostamenti diventa insopportabile. Il rischio è la regressione e l'innescarsi di meccanismi psichiatrici gravi".

Tra le situazioni d'emergenza non ci sono solo i terremoti. La Comunità di Capodarco, infatti, ha esperienza anche in altri contesti. Come in Kosovo, dove Capodarco fu l'unica a mettere in piedi una campo attrezzato per persone disabili. "Una situazione del genere l'abbiamo vissuta in modo piuttosto drammatico nella guerra del Kosovo - racconta Albanesi -. È una cosa terribile, vedere questi ragazzi vagare". Alle Asl e alle amministrazioni locali la responsabilità di trovare in tempi brevi le strutture da adibire all'accoglienza delle vittime disabili. Ai comuni la responsabilità di individuare una struttura possibile, mentre spetta alle Asl locali garantire e autorizzare la transizione.

Fonte: Superabile.it (ga, 08/04/2009)


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