Matt, l’uomo con le stampelle e gli indifferenti del metrò
New York. Un album diventato un cult. Un blogger ha fotografato lo sguardo sfuggente di chi non gli cedeva il posto sulle sedie per invalidi.
Che faccia ha l’indifferenza? Ha la faccia di una ragazza coi capelli a caschetto, seduta in metro nel posto riservato agli invalidi, che guarda impassibile davanti a sé mentre un uomo in stampelle si regge a fatica sul treno in movimento. Ha la faccia di chi abbassa lo sguardo, di chi si finge assorto nei propri pensieri o nella lettura del giornale — e c’è sempre il vecchio trucco del cappello calato sugli occhi —: tutto per non cedere il proprio posto a chi è disabile. Il 37enne Matt Muro fotografa l’indifferenza sulla metropolitana di New York.
Ha cominciato a febbraio. Dopo aver sofferto per mesi di un costante dolore al piede destro, a dicembre si era finalmente deciso ad andare dal medico, che gli aveva diagnosticato una frattura da stress e ordinato di fasciare e immobilizzare il piede. E così Muro ha scoperto quant’è dura la vita per gli invalidi nella Grande Mela. Prendendo la metro da Brooklyn, dove vive, a Manhattan, dove lavora, restava spesso in piedi nonostante il vistoso «stivale» e le stampelle. Guardava i passeggeri seduti nei posti riservati ai disabili. Uomini, donne d’ogni colore e d’ogni età. Li fissava. Niente. All’inizio era incredulo. Poi ha cominciato a covare risentimento. Alla fine è esploso. «C’era questo tizio in tuta, tutto atletico, perfettamente in salute, e io lo fissavo, perché volevo il suo posto», ha raccontato al New York Times, che gli ha dedicato un articolo nella sezione «City». «Mi sono saltati i nervi, gli ho detto: 'Scusi, ma lei è disabile?'».
A quel punto gli è venuta l’idea. Muro, che per lavoro scrive di gossip e celebrità per il sito del canale satellitare «Vh1», ha cominciato a fotografare gli indifferenti con la telecamera dell’iPhone. E ha creato un blog per denunciarne le malefatte sul sito: www.peoplewhositinthedisabilityseatswhenimstandingonmycrutches.com («Gente che sta seduta nei posti per disabili mentre io sto in piedi con le mie stampelle»). Esperienza terapeutica: non solo era meno infastidito («perché li vedevo come materiale per il blog»); una ventina d’amici e parenti trovavano pure divertenti le didascalie («Stampelle? Quali stampelle? », ma a volte ben più aggressive). Poi lunedì scorso è arrivata la celebrità: attraverso un link al suo blog postato su un sito legato a «Vh1», 18.000 persone lo hanno scoperto. Mercoledì i visitatori erano 82.000. E con la celebrità, è arrivata una pioggia d’insulti. Tipo: «sei chiaramente un idiota», «che f...o bambino, ti credi un disabile per un’unghia incarnita ».
Ma ci sono anche obiezioni argomentate. Una donna affetta da sclerosi multipla gli fa notare che l’invalidità non sempre è visibile e che forse qualcuno degli «indifferenti» è più invalido di lui. Un lettore osserva: «Forse anziché scattare foto (e sembra che tu non abbia alcuna difficoltà a farlo con le stampelle sul treno in movimento) potresti chiedere alla gente di farti sedere. Magari pensano che scenderai tra una o due fermate o che sia più complicato sederti e rialzarti piuttosto che stare in piedi». Le regole ufficiali per i posti riservati ai disabili sulla metro di New York, d’altra parte, prescrivono di cedere il posto «su richiesta». Ci sono anche espressioni di solidarietà, di pessimismo («La gentilezza è roba del passato, amico. Questa è una città crudele piena di gente cinica e piena di sé»), consigli («Devi imparare a roteare quelle stampelle come un maniaco. O dimentica di fare il bagno per un paio di settimane»). Matt Muro zoppica ancora, ma ormai ha tolto lo stivale. È la fine della carriera del «vigilante con l’iPhone» (come lo ha ribattezzato il Times)? I fan gli suggeriscono possibili nuove missioni: fotografare quelli che impediscono ai passeggeri di scendere dalla metro perché hanno troppa fretta di salire, denunciare «gli obesi» che non si alzano nemmeno a cannonate, redarguire chi porta a bordo i trolley per la spesa o la bici nell’ora di punta. Potrebbe diventare una bella lotta tra indifferenza e intolleranza.
Fonte: Corriere della Sera (Viviana Mazza, 06/04/2009)