Personal tools
You are here: Home Archivio News News 2009 News Aprile 2009 Matt, l’uomo con le stampelle e gli indifferenti del metrò
Navigation
Log in


Forgot your password?
New user?
 
Document Actions

Matt, l’uomo con le stampelle e gli indifferenti del metrò

New York. Un album diventato un cult. Un blogger ha fotografato lo sguardo sfuggente di chi non gli cedeva il posto sulle sedie per invalidi.

Matt, l’uomo con le stampelle e gli indifferenti del metrò

Una delle foto scattate da Matt Muro

Che faccia ha l’indifferenza? Ha la faccia di una ragazza coi capelli a ca­schetto, seduta in metro nel posto ri­servato agli invalidi, che guarda im­passibile davanti a sé mentre un uo­mo in stampelle si regge a fatica sul treno in movimento. Ha la faccia di chi abbassa lo sguardo, di chi si finge assorto nei propri pensieri o nella let­tura del giornale — e c’è sempre il vecchio trucco del cappello calato su­gli occhi —: tutto per non cedere il proprio posto a chi è disabile. Il 37enne Matt Muro fotografa l’in­differenza sulla metropolitana di New York.

Ha cominciato a febbraio. Dopo aver sofferto per mesi di un co­stante dolore al piede destro, a dicem­bre si era finalmente deciso ad anda­re dal medico, che gli aveva diagnosti­cato una frattura da stress e ordinato di fasciare e immobilizzare il piede. E così Muro ha scoperto quant’è dura la vita per gli invalidi nella Grande Mela. Prendendo la metro da Broo­klyn, dove vive, a Manhattan, dove la­vora, restava spesso in piedi nono­stante il vistoso «stivale» e le stam­pelle. Guardava i passeggeri seduti nei posti riservati ai disabili. Uomini, donne d’ogni colore e d’ogni età. Li fissava. Niente. All’inizio era incredu­lo. Poi ha cominciato a covare risenti­mento. Alla fine è esploso. «C’era que­sto tizio in tuta, tutto atletico, perfet­tamente in salute, e io lo fissavo, per­ché volevo il suo posto», ha racconta­to al New York Times, che gli ha dedi­cato un articolo nella sezione «City». «Mi sono saltati i nervi, gli ho detto: 'Scusi, ma lei è disabile?'».

A quel punto gli è venuta l’idea. Muro, che per lavoro scrive di gossip e celebrità per il sito del canale satelli­tare «Vh1», ha cominciato a fotografa­re gli indifferenti con la telecamera dell’iPhone. E ha creato un blog per denunciarne le malefatte sul sito: www.peoplewhositinthedisabilityse­a­tswhenimstandingonmycru­tches.com («Gente che sta seduta nei posti per disabili mentre io sto in pie­di con le mie stampelle»). Esperienza terapeutica: non solo era meno infa­stidito («perché li vedevo come mate­riale per il blog»); una ventina d’ami­ci e parenti trovavano pure divertenti le didascalie («Stampelle? Quali stam­pelle? », ma a volte ben più aggressi­ve). Poi lunedì scorso è arrivata la ce­lebrità: attraverso un link al suo blog postato su un sito legato a «Vh1», 18.000 persone lo hanno scoperto. Mercoledì i visitatori erano 82.000. E con la celebrità, è arrivata una piog­gia d’insulti. Tipo: «sei chiaramente un idiota», «che f...o bambino, ti cre­di un disabile per un’unghia incarni­ta ».

Ma ci sono anche obiezioni argo­mentate. Una donna affetta da sclero­si multipla gli fa notare che l’invalidi­tà non sempre è visibile e che forse qualcuno degli «indifferenti» è più in­valido di lui. Un lettore osserva: «For­se anziché scattare foto (e sembra che tu non abbia alcuna difficoltà a farlo con le stampelle sul treno in mo­vimento) potresti chiedere alla gente di farti sedere. Magari pensano che scenderai tra una o due fermate o che sia più complicato sederti e rialzarti piuttosto che stare in piedi». Le regole ufficiali per i posti riser­vati ai disabili sulla metro di New York, d’altra parte, prescrivono di ce­dere il posto «su richiesta». Ci sono anche espressioni di solidarietà, di pessimismo («La gentilezza è roba del passato, amico. Questa è una città crudele piena di gente cinica e piena di sé»), consigli («Devi imparare a ro­teare quelle stampelle come un mani­aco. O dimentica di fare il bagno per un paio di settimane»). Matt Muro zoppica ancora, ma or­mai ha tolto lo stivale. È la fine della carriera del «vigilante con l’iPhone» (come lo ha ribattezzato il Times)? I fan gli suggeriscono possibili nuove missioni: fotografare quelli che impe­discono ai passeggeri di scendere dal­la metro perché hanno troppa fretta di salire, denunciare «gli obesi» che non si alzano nemmeno a cannonate, redarguire chi porta a bordo i trolley per la spesa o la bici nell’ora di punta. Potrebbe diventare una bella lotta tra indifferenza e intolleranza.

Fonte: Corriere della Sera (Viviana Mazza, 06/04/2009)


Powered by Plone CMS, the Open Source Content Management System

This site conforms to the following standards: