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Handicap. Leggi senza sanzioni

Tante, forse troppe, le norme che regolamentano il mondo della disabilità, nel nostro Paese. Mille e più le circolari e le delibere che sul territorio romano si sovrappongono per dare risposte alle persone con deficit, ma la confusione legislativa è totale.

A partire dalla legge quadro sull’handicap n.104 per finire con la legge 68 sul collocamento al lavoro mirato per i disabili, è riscontrabile una superficialità giuridica innegabile.
Il «diritto» ci insegna che la norma è tale solo quando prevede sanzioni ma pare che questa regola non abbia valore quando si parla di handicap. Le pene sono solitamente irrisorie, sia dal punto di vista economico che amministrativo e civile. La giurisprudenza nell’applicazione dei diritti-doveri dei disabili sembra essere ininfluente fino a dimenticare l’art. 3 della Costituzione che parla di uguaglianza di tutti i cittadini al di là delle differenze religiose, fisiche, economiche etc., e al mancato rispetto del più semplice atto normativo, riguardante lo statuto dei lavoratori, espresso nel contratto nazionale del lavoro.
Le leggi italiane sono tra le migliori del mondo ma purtroppo non sono applicate. Tutto è regolamentato: assistenza, trasporto, eliminazione delle barriere architettoniche, integrazione scolastica, lavorativa e sociale, ma nessuno ha paura di non applicarle. Perché questo? Semplice come già detto le sanzioni sono relative e l’opinione pubblica non si scandalizza, d’altronde si tratta solo di «handicappati».

Fonte: L’Unità (01/04/2009)


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