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Dramma alle elementari. Bimbo aggredisce la maestra

L'insegnante è stata medicata al pronto soccorso. L'alunno soffre di autismo, e ora i genitori vanno all'attacco: "Siamo soli, per la scuola nostro figlio è un problema".

REGGIO EMILIA. «Ho chiesto, tramite l'associazione Aut Aut un incontro con il dirigente scolastico, che avremo nei primi giorni dopo Pasqua». E' determinata la madre del ragazzino autistico che nei giorni scorsi si sarebbe reso responsabile di un atto di violenza nei riguardi della sua maestra di sostegno. Un episodio che avrebbe portato l'educatrice a farsi assistere dall'ambulanza e visitare in ospedale. «Nessuna polemica dice la mamma comprendo come una insegnante possa rimanere sorpresa dalla reazione di un ragazzo autistico. Non riesco però a capire se fosse a conoscenza del modo di comportarsi di questi ragazzi. Lei è una insegnante di sostegno, chiamata ad assistere i ragazzi con criticità di comportamento. Chiederemo, assieme alla nostra associazione, spiegazioni al dirigente scolastico». L'AGRO SAPORE della vita, quello che vive questo genitore, che vede il suo ragazzo, fragile per la patologia che lo interessa, che ancora una volta sorprende molte delle fonti di informazione. I ragazzi autistici, questi sconosciuti. «Chi vive la disabilità dice la madre la affronta giorno dopo giorno. Ci sono cose che vanno al di fuori di una gestione professionale. Occorre evitare che a pagare il prezzo sia lo stesso bambino. L'analisi dei fatti successi ci deve insegnare almeno ad avere rispetto per questi ragazzi». «SONO 4 ANNI continua il genitore che nostro figlio vive questa continuità educativa con l'insegnante. I nostri ragazzi hanno bisogno di essere positivi e vivere la propria condizione di disabilità in modo sereno». «Credo continua che mio figlio abbia costituito per la scuola un problema; sia stato considerato una "appendice" alla normale vita del tessuto scolastico e vorremmo capire il perché». «Riteniamo continua la madre che i fatti successi siano da attribuirsi ad una "stanchezza" che ricade sull'insegnante di sostegno, che magari non riesce sempre a capire il ragazzo che sta seguendo. Ci dovrebbe essere alle spalle un team che prende in carico le diverse situazioni. Come associazione stiamo cercando di mettere in evidenza questo aspetto e credo che sia importante rendere pubblico il disagio che hanno i genitori di ragazzi disabili ad affrontare la situazione. I nostri figli sono fragili e bisognosi di ogni cura. Molti dei genitori non sono capaci di esporsi, ma credo che la scuola e il tessuto sociale non li deve dimenticare. Occorre prendere atto che questa nostra società ha soggetti deboli, da tutelare e aiutare a crescere». IN UNA RIFLESSIONE scritta, i genitori del bambino autistico affermano tra l'altro: «Come genitori non ci resta che sperare che soprattutto la scuola, che come recita la Costituzione è "aperta a tutti", sappia accogliere che un bambino "speciale" è cosi perché è un soggetto al di fuori di schemi precostituiti e rigorosi, che impara a fare tutto, ma lo fa se vuole, e assolutamente attraverso schemi non imbrigliabili in parametri sociali che noi normali ci siamo dovuti costruire per vivere insieme. Diamogli più momenti di gioia e serenità, dando la priorità non tanto a quello che avranno imparato e se avranno imparato a leggere e scrivere, ma se capiranno quello che stanno facendo e soprattutto se sapranno scegliere in maniera autonoma e consapevole quello che vorrebbero fare!». E in un altro passaggio: «Una scuola di tutti, ho sempre sentito dire! Oggi mi chiedo quale scuola di tutti? Una scuola che vive l'handicap come una ricchezza, come uno svantaggio o come una risorsa?... Sicuramente chi non ha figli disabili, non può capire quanto doloroso può essere sentirsi lasciati soli proprio da quell'ente scuola, che come parte attiva nel percorso educativo di un bambino, disabile o normodotato che sia, deve favorire il percorso di costruzione della personalità, e mettersi umilmente al servizio di un soggetto in condizioni di svantaggio, in collaborazione con la famiglia,unendo le forze rispetto a quel progetto di vita che insieme si deve decidere di portare avanti».

Fonte: Il Resto del Carlino (Bruno Dallari, 10/04/2009)


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