Palestre "proibite" per i non vedenti
Dopo una serie di risposte negative soltanto una struttura di Cordenons gli garantisce la necessaria assistenza di un istruttore. L'odissea di Orlando Rusalen, in difficoltà a fare attività sportiva a Pordenone.
PORDENONE - E' cieco, ama lo sport e vuole allenarsi, ma due palestre di Pordenone gli hanno chiuso la porta in faccia. «Un'esclusione che mi umilia profondamente – ha segnalato l'esclusione Orlando Rusalen –. Il diritto all'integrazione dei disabili è, ancora una volta, negato». Il caso fa discutere. «La discriminazione si ripete – ha raccontato –. Nel 2006 ho dovuto portare in tribunale i titolari del Dream village per potermi allenare nella sala attrezzi con l'accompagnamento necessario. Sono autonomo nella mobilità: mi avvalgo di assistenza nel passaggio da un attrezzo all'altro e per programmare le macchine».Due anni fa, l'accordo sull'attività ginnica fu sottoscritto davanti al giudice del tribunale di Pordenone perché le leggi anti-discriminazione (67 del 2006) e di integrazione (104 del 1992) servono a qualcosa. Orlando Rusalen ha fatto palestra con un assistente della struttura in sala attrezzi, sino alla chiusura del Dream village nell'agosto scorso. Una battaglia legale vinta, con l'avvocato Matteo Brovedani, ma tante ancora da combattere.
«A settembre ho tentato di iscrivermi al Kosmic, in viale Libertà – ha raccontato Rusalen – e ho trovato un muro. Mi serve l'accompagnamento in sala attrezzi, ma i titolari del centro mi hanno negato l'iscrizione e il supporto per motivi di organico insufficiente. Quello che mi serve è un'attenzione minima, per spostarmi tra gli attrezzi, e, quindi, ho proposto un periodo di prova. Sono stati irremovibili: “Caso mai ti telefoneremo”, mi hanno detto. Non li ho più sentiti».
L'alternativa è assumere un personal trainer: 30-35 euro orari e la palestra diventa un lusso impossibile, per chi lavora come centralinista nel Bronx. «Ho chiesto di iscrivermi al Mareuno, la palestra di viale Venezia – è l'altra tappa dell'odissea dell'esclusione di Rusalen –. E' finita con un altro no, senza possibilità di entrare in sala attrezzi. Non ho voluto fare polemiche né avviare azioni legali, ma voglio segnalare quello che capita a Pordenone: le leggi sull'inclusione e sulle pari opportunità non sono applicate».
Orlando scia, ha una mobilità autonoma in città e il diritto di allenarsi, come tutti gli altri cittadini. «Le barriere mentali – ha detto – sono più difficili da abbattere di quelle architettoniche. A conti fatti, non sono libero di scegliere la palestra, a Pordenone». A Cordenons, invece, si aprono le porte della sala attrezzi ai disabili. «Nel Body center ho trovato la massima disponibilità e un'accoglienza straordinaria – è l'esperienza di Rusalen –. Mi hanno rassicurato: “Non ci sono problemi, ci sarà l'istruttore presente in sala attrezzi”. Sto pensando di iscrivermi a Cordenons, anche se il percorso ha qualche difficoltà». “No problem” il tratto in autobus, però manca il marciapiede in via Nogaredo e raggiungere la palestra camminando sul ciglio della strada aumenta il rischio. «Sto provando il percorso in autonomia – ha concluso l'associato dell'Unione italiana ciechi di Pordenone –. Fare palestra 2 o 3 volte la settimana mi piace molto: quello che non è mai gradito sono le scelte costrette, in barba ai diritti e alle pari opportunità. Sempre più invisibili».
Fonte: Messaggero Veneto (Chiara Benotti, 05/10/2008)