Anche se mi ha stravolto la vita, io adoro la mia meravigliosa figlia imperfetta. Ma se avessi potuto scegliere, quel giorno avrei scelto l'aborto terapeutico
Il testo della lettera di Ada D’Adamo pubblicata su “La Repubblica” il 12 febbraio 2008.
Un "bravissimo" medico non è stato in grado di leggere da una ecografia che mia figlia sarebbe nata con una grave malformazione cerebrale. Oggi la mia bimba, poco più di due anni, è persona pluridisabile, invalida al 100%. Frequentando i reparti di neuropsichiatria infantile incontro decine di bambini nati prematuri. Sono per lo più ciechi o ipovedenti, come la maggior parte dei nati pretermine. Quasi sempre il deficit visivo si accompagna ad altri danni, cerebrali o motori irreversibili. Ho conosciuto famiglie sbriciolate, unioni distrutte, donne sprofondate nella depressione. Non tutti hanno la forza fisica, gli strumenti psicologici, i mezzi economici, la cultura che ci vuole per combattere contro la burocrazia, la crudeltà di certi medici e l'inciviltà imperante, la solitudine e la stanchezza, infine, contro se stessi e la propria inadeguatezza. E' per queste persone, soprattutto, che le scrivo. La chiesa, la politica, la medicina smettano di guardare alle donne come a puttane che uccidono i propri figli. L'aborto è una scelta dolorosa per chi la compie, ma è una scelta e va garantita. Anche se mi ha stravolto la vita, io adoro la mia meravigliosa figlia imperfetta. Ma se avessi potuto scegliere, quel giorno avrei scelto l'aborto terapeutico. Ai medici che vogliono rianimare i feti anche senza il consenso delle madri dico di uscire dai reparti di terapia intensiva, andare a vedere cosa sono diventati quei bambini, a quale eterno presente hanno condannato quelle madri.
Ada D’Adamo
Il 13 febbraio 2008 Ada D'Adamo è stata ospite della trasmissione radiofonica “Fahrenheit” in onda su Radio 3. Per ascoltare il suo intervento, clicca qui.