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Lo scultore cieco, Kakà e 500 bambini

Cinquecento bambini di scuole elementari del bolognese e delle Marche stanno ascoltando la lezione conclusiva di uno scultore cieco che per alcuni mesi è andato a trovarli tra i banchi per spiegare loro quanto è bello l'approccio creativo con l'arte e quanto amore ispiri ciò che riesci a produrre. E i bambini, imparando a impastare la creta, si preparano al cimento finale: devono realizzare la maschera di un compagno, interpretandone il volto, forse anche il carattere.

Lo scultore cieco, Kakà e 500 bambini

Candido Cannavò e Felice Tagliaferri

Se dovessero chiedermi qual è la storia più bella di questa settimana, io evaderei dallo sport per raggiungere un antico palazzo e un parco della cintura bolognese.
Cinquecento bambini di scuole elementari della zona e anche delle Marche stanno ascoltando la lezione conclusiva di uno scultore cieco che per alcuni mesi è andato a trovarli tra i banchi per spiegare loro quanto è bello l'approccio creativo con l'arte e quanto amore ispiri ciò che riesci a produrre. E i bambini, imparando a impastare la creta, si preparano al cimento finale: devono realizzare la maschera di un compagno, interpretandone il volto, forse anche il carattere.
Lo scultore si chiama Felice Tagliaferri. Ha perso la vista quando aveva quattordici anni per un doppia necrosi del nervo ottico. Era povero, perse il padre, non godeva di aiuti particolari, ma il suo talento e la sua volontà sono stati più forti delle barriere che la vita gli ha posto davanti. La sua cecità è stata una fucina di fantasia. Le fonti della sensibilità si sono dilatate. Dita che vibrano, sentono, vedono. Voci che raccontano, descrivono e prendono forma nella mente dell'artista. Lui le traduce in sculture. Mistero della creazione. A veder le cose dall'esterno, sembra un prodigio. Ma per Felice tutto è naturale: l'arte, la vita, gli amori, l'allegria che lo accompagna. Felice di nome e di fatto. E' stato lui ad ispirare ad Ancona la costituzione di un museo d'arte tattile.
E adesso cinquecento bambini sono davanti al maestro e al cane Tobia per una sorta di saggio finale che è diventata una festa, alla quale è intervenuto Andrea Stella con la sua carrozzina a rotelle e il suo piccolo staff.
Missione: aiutare un amico. Poco più in là nel parco c'è una cappella sconsacrata che è diventata la «chiesa dell'arte»: lo scultore vi lavora ed espone.
Le maschere dei bambini sono allineate in una sorta di corteo infinito, gruppo dopo gruppo, a seconda delle scuole. E ciascuno di quei scolaretti incontra un attimo di felicità quando individua la propria creazione: forse si sente anche un artista. Il paesino si chiama Sala Bolognese e il sindaco ha indossato per l'occasione la fascia tricolore.
Due frugoletti si avvicinano: «Lei conosce tanti campioni, vero?». Rispondo con una carezza: «Anche Kakà conosce?». E mi guardano come se avessi assaggiato il paradiso. Buon primo maggio a tutti.

Fonte: La Gazzetta dello Sport (Candido Cannavò, 02/05/2008)


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