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La Cina fa infuriare i disabili

Un manuale di istruzioni per i volontari ai Giochi li descrive come «persone speciali, con personalità asociali e cocciute».

Pechino fa infuriare i disabili. In una guida per i volontari cinesi alle Olimpiadi, nel capitolo «Come trattare i disabili», è stato scritto che si tratta di un «gruppo speciale» con «personalità e modi di pensare unici», spesso «asociali, cocciuti e sospettosi». Lo riferisce il Times.

Ad esempio, il manuale consiglia ai circa 100mila volontari che lo hanno ricevuto, di non dare mai degli " zoppi" ai disabili neanche per scherzo perché, essendo persone «sempre sulla difensiva», potrebbero reagire male.

I «consigli» della guida riflettono decenni di discriminazione verso i disabili, fisici e mentali, che in Cina sono circa 83 milioni, pari alla popolazione tedesca. La politica del figlio unico e il desiderio di una nazione «sana» del Partito Comunista hanno favorito i pregiudizi e portato alla sterilizzazione dei disabili.

Per fortuna, dagli anni Novanta l'atteggiamento si è leggermente ammorbidito e ci sono stati progressi sociali, anche nel linguaggio: non vengono più chiamati "can fei", cioè handicappati o deficienti, ma "ji ren", persone disabili. E la settimana scorsa la Grande Muraglia e la Città Proibita di Pechino sono state rese accessibili alle sedie a rotelle per la prima volta. Ma resta l'amara sensazione che molta strada ci sia ancora da fare.
«Sono basito. Non è tanto il linguaggio usato ma il fatto che nel 2008 veniamo ancora considerati una razza a parte», dice Simone Aspis, del Concilio britannico per disabili.

Fonte: La Stampa (Marina Palumbo, 27/05/2008)


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