Chiedono un infermiere a scuola. L'Ausl: "Iscrivete la bimba in ospedale"
Cecilia frequenta la materna La Masa e ha solo bisogno di assistenza saltuaria. Chiedono un infermiere a scuola. L´Ausl: "Iscrivete la bimba in ospedale".
PALERMO. Avere appena tre anni e mezzo ed essere già discriminati. Accade ad una bimba che, a causa della paralisi delle corde vocali, per respirare, è costretta a portare una cannula tracheostomica, un problema che comunque dovrebbe risolversi nel giro di qualche anno. La bambina, pur essendo vivacissima e assolutamente normale da ogni altro punto di vista, per difficoltà burocratiche, rischia di non poter frequentare la scuola.
Questa la storia: quando la piccola Cecilia è stata iscritta alla scuola materna presso l´istituto statale La Masa, il Dirigente scolastico ha richiesto, senza ottenere alcuna risposta, un infermiere o comunque qualcuno che avesse le competenze per aspirare di tanto in tanto le secrezioni in eccesso o, in caso di necessità, per riposizionare la cannula. La stessa richiesta formulata anche dai genitori, per diversi mesi, non ha trovato risposta, nonostante un´eventualità del genere sia espressamente prevista. È cominciato così un gioco a rimpiattino fra istituzioni, dal Comune all´Ausl. La risposta ufficiale, giunta recentemente è raggelante: la direzione generale della Ausl infatti indica, come unica possibilità, che Cecilia possa frequentare «con profitto» la scuola istituita all´interno dell´Ospedale dei Bambini ed anzi, poiché la scuola è riservata ai piccoli ricoverati, chiede al provveditorato agli Studi che ne autorizzi la frequenza.
«Non vorremmo che a Cecilia venisse negato il diritto allo studio o ad una normale vita sociale e di relazione», sottolinea la madre, Rosa Maria Restivo che, da insegnante, è particolarmente consapevole delle difficoltà cui la piccola potrebbe andare incontro. «In ospedale - spiega - troverebbe bambini sempre diversi, quindi non avrebbe modo di affezionarsi ai compagni o di crescere insieme a loro». Per fortuna - aggiunge il padre, Massimo Denaro - abbiamo saputo che il provveditorato non è favorevole a questa soluzione e in più c´è un precedente: una sentenza del Tribunale di Roma che, in un caso simile, ha condannato quella Ausl a fornire l´assistenza richiesta».
Fonte: La Repubblica (Rossella Leonforte, 22/05/2008)