Accessibilità. Gli architetti: ''Siamo ignoranti''
L’accessibilità dei luoghi pubblici e privati non è solo un problema di leggi, ma riguarda anche tutta la fase della progettazione degli edifici. Dal convegno ’’SicurezzAccessibile’’ a Trieste la provocazione degli esperti: architettura e innovazione tecnologica indispensabili per accessibilità e sicurezza.
L'accessibilità dei luoghi pubblici e privati non è solo un problema di leggi, ma riguarda anche tutta la fase della progettazione degli edifici. Ecco perché nel corso del convegno di Trieste "SicurezzAccessibile" è stato dato ampio spazio al contributo che l’architettura e l'innovazione tecnologica possono dare in questo ambito. Tanto per cominciare, gli esperti sono tutti d'accordo nel chiedere non "bagni per disabili", ma "bagni per tutti": una provocazione per segnalare che i luoghi pubblici non devono creare differenze tra le persone, ma semplicemente essere accessibili a tutti. Però c'è un problema, evidenziato dall'architetto Enzo Angiolini del gruppo Ottima senior di Pordenone: "Siamo molto ignoranti in materia". Un punto di partenza non confortante, ma inconfutabile perché "siamo agli inizi di un'era in cui finalmente ci siamo accorti che queste problematiche esistono, ma il cammino da fare è ancora tanto". Chiamato a parlare del ruolo che il colore può avere nel garantire l'orientamento in casi di emergenza, Angiolini ha sottolineato che "il colore deve accompagnare il percorso, ma può essere utilizzato anche per definire gli spazi e per delimitare i diversi ambienti. Molto importante è anche la luce, che serve per rendere subito riconoscibili le vie di fuga".
Anche la tecnologia diventa sempre più importante se si vuole garantire la sicurezza: ne è convinto Francesco Russo, vicepresidente di Area science park. La "Quality life house", presentata lo scorso gennaio, è un esempio dell'efficacia della domotica a favore dei disabili. Altrettanto prezioso risulta il contributo dell'ingegneria, descritto da Chiara Piccin del Master assistive technology di Trieste: "Questo campo di lavoro è fondamentale per dare alle persone disabili gli ausili che consentano di svolgere comodamente la propria attività". L'esperta ha presentato una carrellata delle nuove tecnologie in caso di evacuazione, che devono ancora prendere piede nel mercato italiano: "Un esempio è la "evacuation chair", che sembra quasi una normale carrozzina e serve per il trasporto. Poi c'è "Save a life", un sistema a carrucola utilizzato per l'evacuazione dai piani alti. Ancora: esiste un canale di evacuazione, che è composto da un grosso tubo nel quale le persone possono entrare per essere protette dalle fiamme". Non mancano, poi, i programmi elettronici di simulazione dell'esodo che, anche se possono avere dei limiti, sono molto utili per fare calcoli relativi a tempi e modi di evacuazione. All'innovazione tecnologica, infine, Sebastiano Marchesan dell'associazione Tetra-paraplegici del Friuli Venezia Giulia abbina la "innovazione culturale", promossa dalle Linee guida redatte di recente dall'associazione, che sarà possibile solo attraverso un'intensa opera di sensibilizzazione delle persone.
Fonte: Superabile.it (Giorgia Gay, 30/04/2008)