«Vogliono cacciare i nostri figli dalla scuola per ciechi»
Denuncia dei genitori dell'Istituto Serafico di Assisi: «Sono bambini pluriminorati, hanno bisogno di attenzioni».
ASSISI. «Ci sono famiglie che si sono trasferite in Umbria dalla Sicilia e dalla Lombardia per far frequentare ai loro figli l'unica scuola speciale per pluriminorati. Ora c'è chi pensa di cacciare i nostri bambini da quelle aule perché fra i tanti e gravi problemi che hanno e che già condizionano la loro vita, non hanno patologie visive». La denuncia è disperata e furiosa allo stesso tempo: a parlare sono i genitori di bambini con patologie gravi, gravissime. «Pluriminorati» è la parola che viene utilizzata per definire l'insieme di malattie di cui soffrono e rende l'idea della vita cui sono costretti: handicap fisici e psichici dai nomi che, da soli, fanno correre i brividi lungo la schiena. Vite tutte in salita, per loro e per le loro famiglie. «Bene, fino a qualche tempo fa i nostri figli avevano una scuola dove andare — spiegano i genitori —, quella di Assisi. Ora, però, l'Ufficio scolastico regionale ha deciso di sopprimere la sezione media speciale per ciechi pluriminorati e varie classi delle elementari. Ma se i nostri figli hanno sempre frequentato quella scuola speciale, perché ora, all'improvviso, e senza motivo non deve essere più così? Sapevamo del lavoro delle istituzioni per risolvere i problemi dell'Istituto Serafico e della scuola, ma perché si vuole chiudere l'unica struttura nata apposta per i nostri ragazzi?». I genitori, che si sono affidati all'avvocato Nicodemo Gentile, a metà marzo hanno scritto una lunga lettera inviandola, tra gli altri, all'allora ministro della pubbica istruzione, ai sottosegretari, al direttore dell'Ufficio scolastico regionale e ai sindacati: «Non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Nulla, niente di niente — spiegano —. E questo silenzio ci fa ancor più arrabbiare. Ci dicono che i nostri figli, solo perché non hanno patologie visive ma che la vita, purtroppo, ha punito ingiustamente, devono lasciare quella scuola, dove si sono inseriti ormai serenamente e dove, compatibilmente con i loro problemi, riescono a ottenere anche dei risultati, imprevisti, che ci riempiono di soddisfazione». A conti fatti, poi, secondo i genitori che hanno firmato la lettera, a motivare la decisione di sopprimere le classi non è neanche un discorso di risparmio in termini economici: «Se i nostri figli dovranno essere inseriti in una scuola pubblica avranno bisogno di insegnanti di sostegno. E, allora, perché non ‘dirottare' le risorse sulla struttura dove si trovano ora e che frequentano con gioia?». Una battaglia che è solo all'inizio: «Sì, è così — spiega l'avvocato Gentile —: abbiamo preparato un ricorso al Tar che verrà presentato a giorni. Questi genitori e i loro bambini stanno già pagando un prezzo troppo alto e hanno tutti i diritti che le loro richieste vengano rispettate».
Fonte: La Nazione (Ann.A., 10/05/2008)