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A Roma sfrattata famiglia Rom con un figlio disabile

Avevano occupato l'appartamento perché la vita nel campo nomadi era diventata impossibile con la presenza di un figlio con una grave disabilità psichica di 15 anni. In passato hanno ricevuto onori e ringraziamenti per aver salvato un neonato italiano rinvenuto in un cassonetto della spazzatura. L’Opera nomadi mobilitata per trovare una soluzione abitativa per il nucleo familiare.

ROMA - In pieno dibattito su rom e sicurezza, a Roma lo sgombero di una casa occupata da due famiglie rom khorakhanè assume i contorni difficili della mancata assistenza ad un ragazzo disabile. Uno dei due nuclei familiari, infatti, ha a carico un ragazzo di 15 anni affetto da grave disabilità psichica. Ieri (23 maggio, ndr) mattina alle 10 i vigili urbani del VI Gruppo della Rustica si sono recati presso lo stabile di via Ostiense 893 per comunicare alla famiglia Sejdic, il provvedimento che sarà operativo fra 4-5 giorni. La famiglia, nota alla cronaca per il salvataggio di un neonato italiano rinvenuto in un cassonetto della spazzatura e salvato da un tragico destino da uno dei membri della famiglia, occupò l'appartamento 2 anni fa, per far fronte alle gravi condizioni di salute del minore disabile. Impossibilitato a vivere in una struttura come quella del campo nomadi dei Castelli Romani dove risiedeva, priva di servizi igienici ed acqua corrente.

L'alloggio, ristrutturato dal capofamiglia ma sprovvisto di corrente elettrica, è stato censito subito dopo l'occupazione dai vigili del XII Gruppo che hanno concesso agli abitanti la residenza, i quali pagano regolarmente all'Acea l'acqua utilizzata. Il capofamiglia Atko Sejdic non solo teme per le condizioni di salute del ragazzo malato, ma anche per gli altri membri della famiglia:"I miei figli sono nati a Roma, parlano italiano e risiedono qui. Ma le nostre origini sono bosniache, quindi non gli è stata concessa la cittadinanza e risultano clandestini. Temiamo il rimpatrio. Siamo mussulmani, in Bosnia, durante la guerra, i Serbi hanno espropriato ed occupato la casa in cui vivevo, se rimpatriati non sapremmo dove andare".

Fonte: Superabile.it (Loredana Menghi, 24/05/2008)


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