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Spesa sociale. Italia sotto la media europea, è al 25,5%

Negli ultimi tre anni la spesa media per prestazioni sociali dei paesi dell’Ue a 15 si è stabilizzata intorno al 26,7% del Pil: un punto sotto la media il nostro paese. Le considerazioni del Rapporto "Stato sociale 2008".

Negli ultimi tre anni la spesa media per prestazioni sociali dei paesi dell'Ue a 15 si è stabilizzata intorno al 26,7% del Pil, ovvero quasi un punto in meno rispetto al valore massimo raggiunto nel 1993, mentre nei 12 paesi entranti si registra un valore di ben 10 punti inferiore. E anche tra i quindici permangono differenze notevoli: dal 30,9% della Svezia al 17% dell'Irlanda. In Italia, invece, la spesa è pari al 25,5%. Sono questi alcuni dei dati relativi alla spesa sociale che emergono dal Rapporto "Stato sociale 2008", presentato all'Università La Sapienza di Roma.

Nella media dell'Ue a 15, la voce più consistente della spesa sociale è per le pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti, pari al 14,3% del Pil, seguita dalla spesa sanitaria pari (7,7%). Tuttavia, nell'operare confronti, spiega Roberto Pizzuti, curatore del rapporto, "va tenuto conto che le statistiche riportano le prestazioni monetarie al lordo delle ritenute fiscali, le quali variano dai circa sette punti di Pil in Danimarca e Svezia a circa un punto e mezzo in Germania, Irlanda e Regno Unito". In Italia, dunque, il divario tra spesa lorda e netta, che si concentra nelle pensioni, è di circa tre punti e mezzo ed è tra i più elevati, se si escludono i paesi scandinavi.

Mentre, in paesi come gli Stati Uniti, dove i beni e servizi sociali vengono in larga parte forniti privatamente, si genera un fenomeno opposto: l'intervento fiscale incentiva le prestazioni offerte dal mercato, cosicchè le uscite a fini sociali dal bilancio pubblico superano, per un valore pari all'1,1% del Pil, le spese sociali registrate come tali. Non mancano, poi, altri elementi di eterogeneità nazionali, che pure incidono sulla rappresentazione statistica dei sistemi di welfare. L'Eurostat, ad esempio, non tiene conto dei piani pensionistici privati che sono particolarmente consistenti nei paesi anglosassoni per i quali, dunque, viene sottostimata la complessiva spesa previdenziale. Nella spesa previdenziale italiana vengono, invece, indebitamente incluse le indennità di fine rapporto, cioé forme di salario differito che, in altri paesi, non esistono. Tenendo conto di questi ed altri aspetti statistici, sottolinea Roberto Pizzuti, "l'intera spesa sociale italiana è ancora più bassa rispetto alla media europea, e circa la sua composizione, la presunta anomalia di un'elevata incidenza della nostra spesa previdenziale viene meno".

Fonte: SuperAbile.it (03/07/2008)


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