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La Fondazione di Roma toglie i soldi al volontariato

La Fondazione di Roma infrange la legge 266/91 e decide di togliere i soldi al volontariato.

Come ogni anno e come prevedono la legge sul volontariato, la legge sulle fondazioni e i loro statuti, tutte le 88 fondazioni di origine bancaria nel loro consuntivo destinano al volontariato, attraverso i Centri di Servizio per il volontariato, un quindicesimo della differenza fra entrate e uscite, detratto il 50% delle erogazioni e una quota variabile tra il 10% e il 20% per gli accantonamenti obbligatori. In questo modo le fondazioni devolvono al volontariato una quota delle risorse frutto del risparmio degli italiani, affinché esso, in autonomia, qualifichi e sostenga le sue organizzazioni, secondo il principio di sussidiarietà. Una norma impugnata inutilmente per tre volte dinanzi alla Corte Costituzionale che ha sempre dichiarato la sua legittimità, che afferma un principio fondamentale: è il volontariato a decidere come utilizzare, nel rispetto della norma e sotto il controllo dei CoGe governati dalle medesime fondazioni, le risorse destinate al suo sviluppo. Invece, a distanza di anni, torna un vecchio modo di pensare: la Fondazione di Roma e il suo presidente decidono loro cosa serve al volontariato e, invece che applicare la legge, decidono di dare queste risorse ad una fondazione di loro proprietà che aiuta il volontariato. Una fondazione, l'attuale Feo-Fivol che ha chiuso l'esperienza della Fivol di Luciano Tavazza, sfrattando la Convol (la Conferenza dei presidenti delle associazioni di volontariato nazionali) ora ospitata da CSVnet, togliendo i finanziamenti al Centro nazionale di documentazione della Fivol, oggi sostenuto da SPES, uno dei CSV del Lazio. Noi oggi dichiariamo con forza che la legge va rispettata, da tutti, anche da chi detiene le risorse; che il volontariato è adulto e maggiorenne ed ha la capacità di decidere e non ha bisogno di paternalismi. CSVnet, preoccupato per il rischio di interruzione dei servizi al volontariato laziale ha preso posizione e deciderà azioni legali contro chi non rispetta la legge e pensa di governare il volontariato dall'esterno. Ma non basta. In verità nel 2005 le rappresentanze nazionali dei CSV, del volontariato e delle fondazioni bancarie in presenza di un contenzioso sui conteggi di queste risorse che di fatto venivano già dimezzate, fecero un patto: il volontariato rinuncia a continuare il contenzioso sul dimezzamento, le fondazioni si impegnano a rispettare l'art. 15 e insieme si utilizzano le risorse contestate per il volontariato. Ne nacque la fondazione per il sud e la progettazione sociale al sud che così portano ogni anno al sud circa 30 milioni di € per gli interventi sociali. La posizione assunta in maniera isolata e autoreferenziale dal presidente della fondazione di Roma mette a rischio quest'accordo, stracciandolo di fatto. Chiediamo al presidente della fondazione di Roma Emmanuele Emanuele e al presidente dell'ACRI Giuseppe Guzzetti di rispettare la legge e i patti e manifestare così concretamente la loro attenzione concreta al volontariato, come sempre hanno fatto.

Fonte: CSVnet (08/07/2008)


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