Personal tools
You are here: Home Archivio News News 2008 News Luglio 2008 Figlia disabile disturba i vicini. Il Comune prima la sfratta, poi fa marcia indietro
Navigation
Log in


Forgot your password?
New user?
 
Document Actions

Figlia disabile disturba i vicini. Il Comune prima la sfratta, poi fa marcia indietro

Accade a Genova. La storia della signora Carla, che riceve uno sfratto dal Comune perché la figlia disabile disturba i vicini, finisce sul quotidiano La Repubblica e l’assessore ritira il provvedimento. La donna aveva fatto ricorso al Tar dopo che le era stato prospettato il ricovero della figlia in istituto come unica possibilità per conservare l’abitazione.

GENOVA - La storia di uno sfratto diventa di dominio pubblico e il Comune fa marcia indietro. Succede a Genova, dove ha ottenuto l'effetto desiderato la pubblicazione sul quotidiano La Repubblica della vicenda di una donna affetta da una patologia grave che la induce a frequenti crisi che sfociano in urla e lamenti. Urla mal sopportate dai vicini, che ne avevano chiesto la cessazione immediata. E il Comune così aveva fatto, chiedendo alla madre della donna di lasciare lo stabile o, in alternativa, di sistemare la figlia disabile in un istituto. Decisione ora decaduta: "Appena venuto a conoscenza del mio assessorato - spiega l'assessore all'Housing sociale Bruno Pastorino - ho fatto revocare il provvedimento".

La vicenda era apparsa sul quotidiano appena ieri. Si raccontava della signora, 62 anni, assegnataria di un alloggio comunale a Molassana, periferia di Genova, insieme alla figlia disabile, invalida al 74%. Stefania ha 42 anni e - specificava Repubblica - "non è un pericolo pubblico, anzi in passato è stata lei vittima di angherie proprio per la sua condizione, come testimoniano sentenze di condanna del giudice di pace". Stefania soffre di patologie come la Sad (una forma depressiva stagionale) e il morbo di Basedow "che ne determinano iperattività motoria, insonnia, ipertensione, tremori e astenia" scrivono i medici. I problemi con i vicini nascono dalle frequenti crisi di ansia e panico della donna che sfociano in urla e lamenti: una presenza che senz'altro può disturbare, anche a causa delle pareti sottili, ma che, secondo i legali, non rispondeva comunque alle accuse rivolte dall'Ufficio Casa del Comune che parlava di un "comportamento gravemente asociale e penalmente rilevante nei confronti degli altri condomini".

Fatto sta che, per il disturbo al vicinato, il Comune aveva sfrattato la signora Carla e sua figlia. O meglio, un'alternativa, bontà loro, l'aveva pure concessa: "Forse l'unica soluzione per l'assegnataria di mantenere l'alloggio di edilizia residenziale pubblica è quella di allontanare la figlia che potrebbe essere inserita in struttura protetta... in caso contrario lo scrivente dovrà dar corso al procedimento di sgombero coattivo per il recupero dell'immobile", scriveva il direttore dell'ufficio, Maria Caterina Cifatte". Ma la signora Carla questa soluzione non l'ha accettata e ha avviato le pratiche per un ricorso al Tar con l'aiuto dei suoi avvocati, Paolo Bonanni, Elisabetta Amendola e Paolo Sivori. Spiega il primo che "comprendiamo il disagio per i vicini, ma vanno anche garantiti i diritti dei più deboli, specie se in tanti anni hanno sempre affrontato enormi sacrifici per riuscire a pagare senza ritardi l'affitto, e se sono disposti ad altre privazioni pur di mantenere la propria dignità". Ora, è intervenuta la decisione dell'assessore che revoca il provvedimento di sfratto. La signora Carla è più serena. E chissà che, con l'aiuto del Comune, si riesca anche a migliorare l'assistenza a Stefania da parte dei servizi sociali. Con vantaggio suo, e anche di tutti i vicini.

Fonte: SuperAbile.it (06/07/2008)


Powered by Plone CMS, the Open Source Content Management System

This site conforms to the following standards: