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Europa, pazienti senza frontiere: proposto il diritto di cura ovunque nell'Ue

Scegliere dove farsi curare, in qualunque dei 27 paesi membri dell’Unione europea: lo prevede una direttiva dell’Ue ora al vaglio del Parlamento. Prevista la certezza dei rimborsi a carico del paese di origine.

Più diritti in termini di certezza di rimborsi e qualità dei servizi per chi si cura in un paese comunitario diverso dal proprio. E' l'obiettivo a cui punta la proposta di direttiva elaborata dalla Commissione europea e appena adottata, nel contesto della presentazione della nuova Agenda sociale dell'Ue. Il documento vuole garantire i diritti dei pazienti in materia di assistenza sanitaria transfrontaliera. Nonostante diverse pronunce della Corte di Giustizia europea sull'argomento, infatti, rimangono delle incertezze sull'applicazione generale dei principi che consentono ad un cittadino comunitario di farsi curare in uno Stato membro da lui scelto, per poi essere rimborsato in patria secondo il "listino" previsto dal suo sistema sanitario nazionale. Di qui l'intervento della Commissione.

"La nostra proposta - sottolinea Paola Testori Coggi, direttore generale del settore Sanità e consumatori presso la Commissione europea- sostanzialmente sancisce che ciascun cittadino può farsi curare dove vuole, nell'ambito europeo. Secondo il Trattato dell'Ue, già esiste questo principio- continua- ma non è previsto il rimborso per le cure". Il cittadino, se passerà la direttiva, avrà diritto a vedersi rimborsate le spese sostenute (sia nella sanità pubblica che privata) secondo quanto previsto dal "listino" del suo sistema sanitario nazionale. Ci saranno, per questo, a seconda della nazione di appartenenza, cure rimborsabili e altre no. In tutto sono cinque gli obiettivi della proposta di direttiva. Il primo, è, appunto, fare chiarezza sul modo in cui far valere i propri diritti, ma anche sui limiti che gli Stati membri possono porre all'assistenza sanitaria all'estero e il livello di copertura finanziaria disponibile per l'assistenza transfrontaliera.

In seconda battuta la direttiva rende gli Stati ancor più responsabili degli standard di qualità dell'assistenza erogata: ciascun Paese membro sara' invitato a rendere pubblici i propri livelli di efficienza. Il provvedimento, poi, punta a incoraggiare la cooperazione europea i n materia di assistenza sanitaria, creando reti europee di riferimento per un accesso più rapido alle cure specializzate da parte dei pazienti. Altri due punti del documento riguardano la valutazione della tecnologia sanitaria e le attività di sanità elettronica per mettere in rete le informazioni dei diversi sistemi. Ora la palla passa a Parlamento e Consiglio europeo che devono essere concordi sulla direttiva. "Se tutto va bene - chiude Coggi - in un anno dovremmo arrivare all'approvazione".

Fonte: SuperAbile.it (03/07/2008)


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