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“La corazza ricamata” di Roberto Peregalli: vedere l'invisibile

“La corazza ricamata”, di Roberto Peregalli, con il sottotitolo di “I greci e l'invisibile” (Bompiani 2008, 156 pagine, 18 euro), è un libro "difficile"? Forse sì. In ogni caso, è un libro da leggere senza fretta. Ci introduce alla capacità di "vedere" quello che è nascosto nelle parole, nei miti e nella filosofia dei greci antichi, da Omero a Platone.

“La corazza ricamata” di Roberto Peregalli: vedere l'invisibile

La copertina del libro di Roberto Peregalli

"Vedere" in questo caso è parola precisa perché  il libro vuole portarci a riconoscere quello che invece è "invisibile"; vuole sondare il legame tra ciò che "si vede e il fondo invisibile delle cose". In fondo per ben vedere noi chiudiamo gli occhi e così fanno gli indovini. Omero era stato accecato per avere visto la corazza di Achille, bellissima per i suoi ricami, e solo per questo ha potuto "vedere" e poi raccontare Troia e Ulisse. Tiresia è un indovino, ma è diventato cieco per avere visto troppo da vedente (Atena nuda al bagno) e da cieco vede l'invisibile, cioè quello che ancora non c'è. Edipo ha svelato l'enigma propostogli dalla Sfinge, ma per la sue tragedia si strappa gli occhi e solo la cecità gli farà conquistare,nel bosco di Colono, la venerabilità degli esseri superiori e poi la morte: e nel suo nome c'è già una ambiguità (la radice oid  - da cui Edipo - ha in greco significato sia di vedere che di sapere).

C'è quindi un nodo che lega cecità e visione dell'invisibile: c'è quindi un continuo viaggiare nel buio alla ricerca e al ritrovamento della verità. Si può quindi vedere l'invisibile; ma il nostro Ippocrate, delimitando il campo della scienza, taglia fuori le "cose invisibili" avvicinandole alle "cose celesti" che non fanno parte della scienza, mancando di certezza.

Nella tragedia invece, diversamente dalla scienza, non è stato rimosso l'invisibile e Platone vorrà proprio varcare questo limite oltrepassando, con la forza del pensiero, e non con la cecità, l'inganno del visibile per contemplare quell'invisibile in cui si identifica il vero.

La conoscenza del resto è il tentativo di penetrare con l'intelligenza nel cuore della realtà e che è almeno virtualmente intelleggibile. Il libro di Peregalli vuole insomma  raccontare il rapporto fra il vedere e il sapere. La vita si fonda su un inganno?

Recensione a cura di Giancarlo Biasini, Centro per la Salute del Bambino, Direttore della rivista Quaderni acp.

Fonte: Il Pensiero Scientifico Editore (02/07/2008)


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