Convenzione Onu, il Vaticano non firma. Una decisione vecchia due anni
Ritorna a sorpresa d'attualità la scelta della Santa Sede di non sottoscrivere la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Dopo aver attivamente partecipato ai negoziati per la sua redazione, il Vaticano rese nota già nel dicembre del 2006 la sua decisione: al centro del contendere la mancata esclusione dell'aborto dai servizi di salute sessuale e riproduttiva. Apprezzamento per tutti gli altri principi sanciti nel documento.
ROMA - Nulla di nuovo da Oltretevere. E' vecchia di due anni la decisione vaticana di non firmare la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità: una scelta attuata nel dicembre 2006, ufficializzata nel febbraio 2007 e che ritorna ora di attualità sulla scia delle polemiche suscitate da un'altra (stavolta recente) decisione della Santa Sede, quella di non appoggiare il progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità, proposto dalla presidenza di turno francese dell'Unione europea. Se nel caso più recente la preoccupazione vaticana è (per usare le parole dell'osservatore vaticano all'Onu mons. Celestino Migliore) quella che "gli Stati che non riconoscano l'unione tra persone dello stesso sesso come matrimonio vengano messi alla gogna o fatti oggetto di pressioni", nel caso della Convenzione Onu la pietra dello scandalo è concentrata in tre parole: "sexual & reproductive health" (salute sessuale e riproduttiva), da leggersi nel senso di una mancata esclusione dell'aborto dai diritti sanciti dalla Convenzione. La preoccupazione vaticana, in sostanza, è quella che il testo del documento possa essere usato per negare (attraverso l'aborto) il diritto alla vita a motivo di una semplice imperfezione fisica del bambino non ancora nato.
MOTIVAZIONI - Le motivazioni della mancata firma erano già state spiegate dall'Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, mons. Celestino Migliore, nell'intervento svolto il 13 dicembre 2006 di fronte all'Assemblea Onu. In quella circostanza Migliore presentò come inaccettabile il fatto che la disabilità del feto potesse essere considerata come "una precondizione per offrire o ricorrere all'aborto". "E' sicuramente tragico - disse Migliore leggendo un testo poi pubblicato ufficialmente dalla sala stampa della Santa Sede - che che in una situazione in cui una imperfezione del feto può essere una condizione per praticare un aborto, la stessa Convenzione creata per proteggere le persone con disabilità da tutte le discriminazioni riguardo all'esercizio dei loro diritti possa essere usata per negare il basilare diritto alla vita delle persone disabili non ancora nate". "In alcuni Paesi - spiegò due anni fa l'osservatore vaticano all'Onu - i servizi di salute riproduttiva includono l'aborto, negando così l'intrinseco diritto alla vita di ogni essere umano, peraltro affermato nell'articolo 10 della stessa Convenzione". Migliore precisò dunque che "la Santa Sede intende l'accesso alla salute riproduttiva come un concetto generale del quale non fa parte integrante l'aborto o l'accesso all'aborto", e che dunque, anche se "la Convenzione contiene molti articoli utili" alla protezione dei diritti e della dignità delle persone con disabilità, essa non poteva essere firmata, per una questione di coerenza, dalla Santa Sede.
IL NO ALLA CONVENZIONE - Nel febbraio successivo (quello del 2007), un comunicato ufficiale della sala stampa vaticana ricordava che "sin dall'inizio dei lavori, nel luglio 2002, la Santa Sede ha partecipato attivamente alla redazione del documento, collaborando all'inserimento di espliciti riferimenti al rispetto del diritto alla vita e al riconoscimento del ruolo della famiglia nella vita delle persone disabili". "Tuttavia - proseguiva quel testo - nella tappa finale dei lavori sono stati introdotti, agli articoli 23 e 25, inaccettabili riferimenti alla salute riproduttiva e per tale motivi, la Santa Sede ha deciso di non aderire alla nuova Convenzione".
PRECEDENTI - Non è questa, per il Vaticano, la prima occasione nella quale si registra su documenti internazionali una diversità di vedute con organizzazioni sovranazionali come l'Onu o la Ue. Già nel 1994 in occasione della Conferenza del Cairo, la delegazione vaticana rilasciò una dichiarazione ufficiale per esprimere le riserve della Chiesa cattolica alla "ideologia della salute riproduttiva": la volontà vaticana è sempre stata quella di rintuzzare i tentativi di sancire in ambito internazionale la legittimità dell'interruzione di gravidanza come mezzo di controllo delle nascite e come diritto soggettivo della persona. Più volte tali tentativi sono stati contrastati dall'azione congiunta della delegazione della Santa Sede e di numerosi altri paesi membri, in particolare del mondo arabo e dell'America Latina, talvolta affiancati dagli Stati Uniti (soprattutto durante gli anni dell'amministrazione di Bush junior). Ad essere contestato è il concetto stesso di "salute riproduttiva" e il suo legame con la procreazione e con altri concetti fortemente dibattuti come quello della discriminazione positiva per sesso (gender perspective) o dell'orientamento sessuale (sexual orientation). Anche riguardo all'azione concreta svolta da importanti agenzie delle Nazioni Unite, come l'Alto commissariato per i rifugiati (UNHCR), dalla Città del Vaticano sono giunte nel corso degli ultimi anni (insieme all'apprezzamento per il lavoro) anche riserve per alcune modalità di assistenza e per alcuni mezzi impiegati (come le pillole abortive), tali da "causare danno alla dignità della persona e alla sua vita, dalle prime fasi del suo concepimento alla morte naturale".
LA CONVENZIONE - La mancata firma della Santa Sede è sempre stata presentata come una decisione in qualche modo obbligata, che nulla toglie all'importanza assoluta che tutto il resto del documento adottato dall'Onu riveste. Alle parole di apprezzamento spese negli ultimi due anni, si aggiunge per ultima, proprio in occasione della Giornata internazionale 2008, il giudizio della Radio Vaticana, guidata da quello stesso padre Federico Lombardi che ricopre anche il ruolo di direttore della sala stampa vaticana. La Radio Vaticana descrive la Convenzione come "un passo importante sulla via delle pari opportunità per i 650 milioni di disabili del mondo, circa il 10 per cento della popolazione globale, molti dei quali si vedono ancora negare i diritti fondamentali, quali il pari riconoscimento davanti alla legge, la libertà di espressione e di opinione, l'esercizio del voto e altre forme di partecipazione alla vita politica e pubblica". "Tra gli aspetti più rilevanti del testo - si legge nel sito dell'emittente vaticana - figura l'insistenza sulla sicurezza personale e di vita, mediante l'accesso dei disabili in situazione di povertà al sostegno da parte dello Stato sul piano economico, psicologico e sanitario". "Nei Paesi in via di sviluppo - prosegue la Radio Vaticana - la disabilità è fortemente collegata alla povertà ed è spesso sinonimo di esclusione dall'istruzione e dall'assistenza sanitaria, soprattutto nel caso della popolazione femminile e infantile. Il protrarsi di tale forme di emarginazione rendono quindi necessaria la ratifica e l'implementazione della Convenzione, anche ai fini del raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Agli Stati si chiede dunque di procedere rapidamente alla ratifica della Convenzione e di formulare politiche e programmi che abbiano un'efficace ricaduta sull'esistenza delle persone con disabilità".
Fonte: SuperAbile.it (03/12/2008)