«Mio figlio dislessico punito perché in aula si distraeva»
Le maestre erano convinte che quel bambino non avesse voglia di studiare, che non gli piacesse andare a scuola: lo rimproveravano, lo punivano e gli impedivano di mangiare la merenda finché non completava tutti i compiti. Non avevano capito che quel ragazzino fosse dislessico, affetto da una malattia particolarmente diffusa e ancora poco conosciuta.
Un disturbo neurologico che provoca stanchezza, impedisce ai ragazzi di seguire i discorsi, rende molto difficile imparare. I giovani dislessici commettono tanti errori, soprattutto nella scrittura e nella lettura, ma anche nel calcolo. E proprio per questo i professori sospettano che siano pigri. A Terralba è successo più o meno così.
Anna Rita Deiana è una mamma tenace che ha lottato quasi cinque anni per spiegare cosa fosse la dislessia agli insegnanti di suo figlio. E a fare in modo che il bambino potesse utilizzare la calcolatrice per fare le operazioni e che avesse più tempo per fare i compiti in classe. La terapia per i dislessici è proprio questa: la prescrivono gli specialisti che si occupano di una malattia che non ha necessità di altre cure. «Il problema è stato riconosciuto dai medici, ma i dirigenti della scuola non ci hanno mai creduto e non hanno mai fatto nulla per aiutare nostro figlio a superare le sue difficoltà - racconta Anna Rita Deiana - Hanno continuato a credere che fosse pigro e svogliato, invece è un ragazzo molto intelligente che deve fare i conti con un morbo assurdo. Abbiamo chiesto che il carico di lavoro per lui fosse ridotto, che potesse utilizzare almeno la calcolatrice ma non è servito a nulla. Per aiutare il bambino a fare i compiti siamo costretti a pagare una pedagogista, anche se questo servizio dovrebbe essere fornito dalla Asl».
Ora Anna Rita Deiana è impegnata a far conoscere il più possibile questo disturbo neurologico di origine genetica. Alla sua iniziativa si affianca quella dell'ex Provveditorato agli studi di Oristano che, insieme alla Asl, ha fatto uno studio sull'incidenza della dislessia in tutta la provincia e ha messo su un'equipe che si sta occupando della malattia. «Chissà quanti altri bambini hanno questo problema e nessuno si è reso conto: magari vengono accusati di non essere interessati allo studio e invece hanno difficoltà oggettive - sostiene Anna Rita Deiana - Mio figlio è un ragazzo vispo, ma ha bisogno di tempi più lunghi per assimilare le lezioni e svolgere i compiti. Eppure le maestre lo consideravano un asino».
Fonte: L'Unione Sarda